DAL PRIMO ALL’ULTIMO GIORNO

di Silvia Giorgilli ed Eleonora Pellecchia

 

11 settembre

La porta si apre, un raggio di luce filtra nella stanza arrivando direttamente nei miei occhi. Sento un rumore di passi veloci, che si muovono con precisione. Il rumore si ferma, sento il cigolio metallico della serranda. Entra altra luce: “Svegliati che sono già le sette!”. Controllo l’orologio che ho sul polso: 6:58. “Non sono ancora le sette, ma’!”.

Mi dirigo verso la cucina, poso lo sguardo sul tavolo e quello che vedo mi riempie di gioia: la tazza di latte e caffè fumante e le scatole di biscotti già disposte. “ Grazie ma’ ”, penso. Arriva una voce dal corridoio “sbrigati che è tardi”. Sbuffo e vado verso il bagno. Apro l’acqua e lavo i denti e la faccia, poi afferro l’asciugamano per tamponare il viso. Torno in camera, apro l’armadio e prendo una maglia e un pantalone puliti. Mi siedo sul letto e accendo il telefono per controllare le notifiche ricevute: Giada ha appena condiviso un post. Vado a vedere. Eccola lì la tipica foto da primo giorno di scuola: lei è in posa davanti allo specchio, zaino in spalla, espressione che sembra distesa ma che in realtà cela il profondo sconforto di un’estate appena finita e di un anno tremendo che sta per cominciare. Faccio anche lo sforzo di leggere la descrizione: “Il primo giorno di scuola è un nuovo inizio. Mi siete mancati”. E tagga metà classe. Che ipocrita. Spengo il telefono e lo metto in tasca, poi tendo il braccio per prendere lo zaino che per fortuna è leggero (meglio non farci l’abitudine), vado all’ingresso e saluto mamma. “In bocca al lupo e divertiti!”. “Sicuramente…”, rispondo sarcastico.  Esco dal cancello e mi dirigo verso scuola rassegnato.

Dopo una decina di minuti sono arrivato. Varco la porta della mia classe e vedo tutti i miei compagni, un po’ mi erano mancati. Suona la campanella. È ora di prendere posto.

 

 

 

 

200 giorni dopo (circa)…

8 giugno

Apro gli occhi e vedo che un po’ di sole illumina la stanza, poi guardo la sveglia di sfuggita 6:54. Ecco la porta che si apre e mia mamma che entra. “Buongiorno ma’!”. “Per una volta ti vedo di buon umore”. “Almeno oggi, dai che è l’ultimo giorno!”. “Se prendi il debito, non credo proprio”. Non la ascolto nemmeno, oggi mi sento così felice. Faccio colazione e mangio un casino: biscotti, cereali, merendine e pure un pezzo di torta al cioccolato. Corro in bagno e mi lavo i denti, poi vado in camera e prendo una maglia e un pantalone che ho trovato sul pavimento, credo siano abbastanza puliti. Mi guardo allo specchio “certo che oggi sono proprio figo!”. Prendo il telefono, mi scatto una foto: “RESPIRA QUESTA LIBERTAAA”, canta Jovanotti. Mi sembra una descrizione appropriata, penso. La posto. Metto le scarpe e esco di casa.

Oggi pure il tragitto sembra meno noioso. C’è anche il sole. Arrivo a scuola e mi affretto in classe, poi mi preparo e con un’espressione drammatica e entro dicendo “è stata dura, ma ce l’abbiamo fatta!”. Tutti scoppiano a ridere. Mi siedo sul mio banco e comincio a parlare con i miei amici: “Oggi dopo scuola si va al MC, va bene?”. “Siiiii”, esultano tutti. Nessuno fa lezione. Camminiamo per i corridoi. Usciamo in giardino. Suona l’ultima campanella. È finita. Estate, sei mia!

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