LA PRESBIOPIA DELLA SOCIETÀ

EDITORIALE

di Filippo Vaccaro

BC01800E-DE4F-4DF1-998F-FBEF1BA1E618.jpegLa comunità dei Sikh abita e vive lo stesso luogo della comunità italiana: ci troviamo a Bella Farnia, nei pressi di Sabaudia, a non più di 30 minuti da Latina.
La campagna ci circonda. Le macchine sono lontane. C’è silenzio e vento. I panni stesi raccontano di una quotidianità simile alla nostra, della convivenza di più generazioni. Ogni tanto qualche stendino cade: è questo l’unico rumore che spezza i pensieri.
Sono dieci i passi che separano le abitazioni della comunità Sikh da quelle della comunità italiana. Dieci passi.
Estraneità, questa è la parola che mi viene in mente guardando quei dieci passi. Un termine che esprime un concetto di lontananza dapprima ideale, poi concreto, tra due soggetti che non sembrano toccarsi, che non si riconoscono e non percepiscono l’una e l’altra esistenza.
Ma l’estraneità non è riconducibile solo al concetto di differenza (tra religioni, sesso, orientamento politico), ma anche a quello di indifferenza, che è la scelta di non scegliere, la volontà di non condividere, il menefreghismo, la paura.
Due settimana fa, la Redazione del Giornale del Liceo Classico – precisamente il gruppo di lavoro impegnato nello studio del fenomeno del caporalato – ha avuto l’opportunità di incontrare il capo della comunità dei Sikh, Gurmukh Singh e Marco Omizzolo, giornalista d’inchiesta e sociologo – nonché primo motore delle denunce, delle manifestazioni e di una forte presa di coscienza – che hanno restituito ai ragazzi una reale fotografia dello scenario criminale e disumano delle campagne dell’Agro Pontino, parlando dell’operato dei ‘caporali’, del rapporto tra padrone e bracciante, del silenzio della collettività.
Le storie che abbiamo ascoltato sono quelle di molti braccianti costretti a lavori estenuanti, privati di ogni diritto, anche di quello ad una giusta retribuzione. La busta paga (per chi ce l’ha), infatti, dopo 31 giorni di lavoro, può anche registrare pochissimi giorni effettivi d’impiego. La tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori è pressoché inesistente, e questo comporta spesso un’incredibile predisposizione, in maniera particolare per le funzioni che svolgono, ad ammalarsi gravemente, o in alcuni casi non poi così isolati, a morire. Non mancano suicidi, storie di persone che decidono di farla finita, in silenzio, pur di dire basta ad una vita che non è più vita.
Il sistema del caporalato e in generale le agromafie, oltre a rubare la dignità, pesa sulle casse dei cittadini in modo incommensurabile. Questo avviene sotto i nostri occhi, in un rapporto di scambio e di sintesi tra sfruttamento e ignavia, sottomissione e omertà, criminalità e convenienza. La mafia si insinua nel tessuto sociale in cui opera.
Ma da alcuni anni qualcosa è cambiato e alcuni passi sono stati camminati da parte di chi abita a Bella Farnia e Sabaudia, ma anche a Latina e in tutta Italia, seppur la coscienza civile abbia ancora una lunga strada da percorrere.
Recentemente, Marco Omizzolo ha ricevuto un’altra intimidazione tramite la distruzione della sua macchina, dopo altre minacce precedenti.
La presbiopia (non miopia, presbiopia: il non vedere da vicino!) è genericamente la diminuzione del potere visivo del nostro occhio. Nel caso specifico, la presbiopia è l’opposizione odiosa e latente delle persone di fronte ad un fenomeno che, per comodità, definiscono estraneo o fuori portata.
Di fronte all’ennesimo atto intimidatorio, ma ancor prima, di fronte alle nostre coscienze è necessario aprire gli occhi e guardare in faccia la realtà, seppur triste e disastrosa. Almeno proviamoci noi, che siamo giovani e che ancora il cambiamento dobbiamo iniziarlo!
Marco, come altri, nella sua quotidianità, antepone alla sua sicurezza la tutela dei diritti altrui oltre che dei propri.
Marco Omizzolo è un rappresentante del coraggio e un uomo dai valori fondanti del vivere civile. Ho ‘conosciuto’ Marco due settimane fa. Potrebbe essere, allora, un estraneo. Eppure con molta pacatezza e conoscenza è entrato nel nostro spontaneo meccanismo di consapevolizzazione, permettendoci di prendere atto dell’oggettività e del rifiuto d’ascolto colpevole dei cittadini e delle istituzioni.
Il Giornale del Liceo Classico Dante Alighieri oggi decide di non essere indifferente e di voler conoscere ancora e più a fondo la verità che si cela dietro al velo di noncuranza e imperturbabilità.
Il Giornale sceglie di stare al fianco di Marco Omizzolo e dal lato della giustizia e della legalità, senza presbiopia o cecità alcuna.

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