INTERVISTA AL SENATORE FRANCO LUBERTI

 

Intervista a cura di Eleonora Cerci

 

Sen. Luberti, in quali anni ha frequentato il Liceo Classico  ”D.Alighieri” di Latina? 

”Ho frequentato il Liceo negli anni ’50. Nel 1948 ero in IV Ginnasio, a conclusione del quale decisi di sostenere l’esame per passare direttamente in I Liceo.Questo ‘salto‘ mi permise di anticipare di un l’uscita dalla scuola.”

 

Come erano i suoi rapporti con i compagni di classe?

”Erano buoni in generale, eravamo ragazzi provenienti da tutta la provincia di Latinae fra noi il clima era sereno.”

 

Il suo carattere rigoroso e determinato lo ha favorito negli studi?

”Si, il mio carattere forte è stato importante per accrescere in me il senso della disciplina nell’applicarmi alle materie di studio e nell’approfondirle.”

 

Ha conosciuto altre persone che, come lei, hanno frequentato il Liceo Classico ‘D.Alighieri’ ed hanno avuto una brillante carriera o si sono affermate nella società del nostro Paese?

”Dal Liceo Classico di Latina sono uscite nel tempo persone molto interessanti, come l’Avv. Giorgio Zeppieri , illustre penalista. Mi viene in mente anche la figura dell’Avv. Angelo Pietrosanti , il quale era allora un ragazzo precoce che si distingueva per le sue capacità intellettuali. In seguito egli ha intrapreso l’avvocatura conseguendo risultati brillanti.”

 

Che ruolo ha avuto la formazione liceale nelle sue scelte di vita?

“Frequentare il liceo è stato determinante per le mie scelte future. Studiare bene l’Italiano, il Greco e il Latino è stato fondamentale. Avere contatti con autori eccezionale come Cicerone, Tito Livio, Cesare, Seneca mi hanno formato dal punto di vista culturale ma mi ha anche dato una base morale molto forte. Da questi autori ho tratto la mia voglia di riflettere sulla vita e di approfondirne i significati. Inoltre i miei insegnanti sono stati capaci di farmi amare la Letteratura italiana e classica e hanno preparato bene tutti noi per l’esame di maturitá , che allora era particolarmente complesso, dal momento che la verifica veniva svolta su tutte le materie stufiate nei tre anni di Liceo. Voglio a tal proposito ricordare alcuni dei miei docenti: il Prof. Mario Bonardi, grecista insigne, allievo a sua volta di un grande linguista e studioso, il Tucci, il Prof. Igino Salvezza, grande umanista, il Prof. Luigi Papa, insegnante di Latino e greco, da tutti considerato un maestro illustre. Ricordo infine il Prof. Marcello Aurigemma , insegnante di Italiano, che proveniva dalla Scuola Normale di Pisa.Egli apparteneva ad una famiglia di elevata cultura, infatti , il padre era Intendente dei Beni culturali e il nonno, tale Maiori , era stato lo scopritore della Sibilla Cumana.Io e tanti altri giovani di Latina ci siamo avvalsi di queste straordinarie competenze, che ci hanno indicato la via della grande cultura. I nostri docenti ci hanno insegnato un buon metodo di studio a ‘tenere duro’. La mia esperienza è stata decisamente formativa.”

 

Considerava allora e considera tutt’oggi il Liceo Classico una scuola di èlite?

”Sì, ieri come oggi penso che il Liceo Classico, fatte le dovute differenze fra metodi e contenuti del presente e del passato, continui ad essere una scuola di èlite. Ai miei tempi era in grado di selezionare gli alunni brillanti e capaci, come credo avvenga anche oggi. Allora i ragazzi che provenivano del ceto medio, dal ceto medio, da famiglie in cui si parlava correntemente e correttamente l’ Italiano, erano favoriti nell’ apprendimento disciplinare ed incontravano meno difficoltá nell’approccio al Latino e al Greco, che non erano affatto facili e che costituivano il motivo per cui molti ‘cedevano le armi’ e abbandonavano il percorso liceale.”

 

Gli eventi storici cruciali degli anni ’40-’50 hanno trovato un’eco nella sua vita scolastica?

”In realtà la politica non influenzava la vita scolastica all’interno delle aule, questo processo si è verificato solo in seguito, quando io ero già laureato. Allora non c’era fra noi nessuno che potesse essere additato come uno che ‘si occupa o sa di politica’. D’ altra parte questo di comprende se pensi che c’era stato il regime fascista negli anni immediatamente precedenti, il quale aveva disseccato la passione politica per mancanza di democrazia. S’era persa perció  l’abitudine alla discussione politica e ad interessarsi di politica, a causa della dittatura. Personalmente ho avuto le mie prime esperienze politiche solo negli anni dell’Università, quando mi candidai al Consiglio Comunale di  Cori ancor prima di laurearmi, ma ero considerato per questo ‘una mosca bianca’. ”

 

Perché in una sua biografia ha definito la città di Latina ‘piccola Babilonia del Lazio’ ?

” L’ho definita così perché la cittá era popolata da persone che provenivano dai paesi circostanti dei Monti Lepini e un po’ da tutta Italia, soprattutto da Friuli Venezia Giulia e dalla Campania. Qui era il lavoro, qui erano gli uffici, il tribunale, gli organi amministrativi ecc. e per questo tutti convergevano a Latina. Questa mescolanza era tipica delle ‘cittá nuove’ : passeggiando per il centro, si sentiva parlare il corese, il normiciano, l’udinese, il sezzese, il napoletano, il ferrarese. Questo fenomeno di mescolanza è stato un forte incentivo nell’adeguarsi alla differenza.”

 

 

 

 

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