Lo zero: un’assenza che diventa presenza

lo zero copertina (1) di Camilla Perugini

Mi ha sempre affascinata il concetto di zero e tutti i molteplici significati e valori che porta con sé. Può essere trascurato in molte delle operazioni matematiche che svolgiamo così come può modificarne drasticamente il risultato. Per citare degli esempi basti pensare all’addizione per il primo caso e alla moltiplicazione o all’elevamento a potenza per il secondo. Come può essere una medesima cifra tanto insignificante e altrettanto fondamentale? È quello che tenta di spiegarci Denis Guedj nel romanzo “Lo zero o le cinque vite di Aemer”, rivivendo, attraverso una storia fantasiosa ma basata su dati reali, le tappe del percorso che ha portato alla “scoperta”- per così dire- di questo numero.

Ci viene narrata una storia attraverso i secoli che ruota attorno ai numeri, all’amore e a una donna, Aemer. È questa la figura cardine che si reincarna in cinque diversi racconti con vesti sempre nuove: sacerdotessa dell’amore nel 3000 a.C. a Uruk, prostituta a Ur, oniromante nel 500 a.C. a Babilonia, danzatrice nel IX secolo a Baghdad e archeologa nel XXI millennio nella stessa città. La vicenda si ambienta interamente nella regione della Mesopotamia, culla della civiltà, con continui richiami alla nascita della scrittura, inizialmente finalizzata a facilitare gli scambi. È così evidente sin da subito come calcolo, scrittura e lettura siano strettamente legati. Spunti di riflessione sono inoltre offerti dalle considerazioni che vedono la cultura come chiave per la libertà, valide nel 3000 a.C. e oggi più che mai. Dall’invenzione della scrittura verrà ripercorsa poi la strada dei nostri antenati, che li ha portati ad elaborare i numeri, il sistema decimale posizionale e infine la cifra dello zero- che è forse la conquista più complessa e articolata. Si giunge a sviluppare infatti il pensiero che il nulla debba essere considerato nella scrittura dei numeri poiché esso, anche se apparentemente trascurabile, è presente nella vita di tutti i giorni ed è parte integrante della nostra realtà. Maturata questa convinzione si arriverà allo scioglimento di tutte le problematiche sorte nell’ambito del calcolo, marcando anche il vuoto e considerando l’assenza come una particolare forma di presenza.

Interessante è inoltre l’etimologia della parola ‘zero’ che ci viene spiegata da Guedj: essa deriva dall’arabo ‘assifr’; dalla stessa parola nascerà anche il termine ‘ziffer’, dal quale si originerà ‘cifra’.

Lo scrittore del romanzo dimostra ancora una volta la sua capacità di raccontare la storia della matematica sotto un aspetto innovativo, intermezzandola a scene di vita quotidiana e ampliando l’ambito delle sue riflessioni, non esclusivamente scientifiche e riscontrabili in tutte le epoche.

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