Uomini o macchine?

A cura di: Pietro Iaione e Antonio De Angelis

Soffici, biodegradabili, dalla pelle sensibile e collegati in rete: i robot sono alle porte di un grande cambiamento che nell’ arco di una decina d’ anni potrebbe portarli a essere molto simili all’uomo. Il termine “robot” nell’origine slava, indicava un lavoro pesante. L’introduzione di questo termine si deve allo scrittore ceco Karel Čapek, il quale lo usò per la prima volta nel 1920 nel suo dramma teatrale “I robot universali di Rossum”, anche se in origine i “robot” di Čapek erano composti organici e non meccanici, in netta contrapposizione con il significato moderno. Il primo progetto documentato di un robot umanoide venne fatto da Leonardo da Vinci attorno al 1495. Degli appunti di Da Vinci, riscoperti negli anni cinquanta, contengono disegni dettagliati per un cavaliere meccanico, che era apparentemente in grado di alzarsi in piedi, agitare le braccia e muovere testa e mascella. Il progetto era probabilmente basato sulle sue ricerche anatomiche registrate nell’Uomo vitruviano. I robot attualmente utilizzati sono principalmente composti da hardware e computer, questi sono essenzialmente adoperati nel campo industriale (industria metalmeccanica sotto forma di catene di montaggio) dove hanno compiti limitati, però ciò non sta ad indicare che non ne esistano di diverse categorie (pulizie domestiche, industria cinematografica, artificieri ecc…).Un altro campo di grandi progressi è quello medico. Alcune società produttrici hanno ottenuto le necessarie autorizzazioni per poter far utilizzare i loro robot in operazioni chirurgiche dall’invasività minima. Un settore affine, quello dell’automazione dell’attività di laboratorio analitico, vede robot da banco impegnati nelle attività routinarie di incubazione, manipolazione di campioni ed analisi chimica e biochimica. Perfino la NASA ha annunciato il 17 agosto 2016 che su Marte potrebbero andare dei robot umanoidi in grado di accompagnare l’uomo nelle prossime missioni spaziali.                I robot nel futuro saranno presenti in ogni momento della tua vita. Il lavoro da fare è ancora tanto prima che convivere con un robot diventi normalità. Nei laboratori si continuano a fare test e ricerche, accade per esempio in Italia con iCub, all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, o in Giappone con Asimo, robot umanoide della Honda Robotics. Tutto quello che negli ultimi decenni è stato appreso su robot come questi comincia adesso a trovare applicazione concreta. Robot Pepper, l’umanoide di Softbank Robotics, è stato già venduto a migliaia di famiglie come robot da compagnia. Lo stesso si sta facendo con una serie di altri robot domestici, come Buddy robot,  Jibo e  Aido robot, per citarne alcuni. Sono ancora poco più che dei gadget, ma sono in grado di svolgere già una serie di compiti interessanti. Insomma fra qualche decennio potrebbe avverarsi la profezia di Isaac Asimov, l’inventore delle tre leggi sulla robotica. In futuro probabilmente tutti avremmo un robot ad aiutarci (in ufficio, in cucina, a lavoro, ecc…) nella vita di tutti i giorni, nei lavori più dispariti. Softbank Robotics vuole creare dei robot che siano veri e propri amici degli “umani”, essi  probabilmente saranno  antropomorfi,  androidi ma non necessariamente, potranno anche essere dei “virtual home robot come Azuma Hikari, un assistente virtuale sotto forma di ologramma. Tra molti anni, quando l’essere umano sarà abituato alla presenza di robot nella sua vita, quando saranno in grado di pensare e compiere azioni autonomamente, quale sarà la differenza tra noi e loro? Saremo in grado di distinguerci? Umani e robot resteranno per sempre divisi o si uniranno? Continueranno a vivere pacificamente con noi?

 

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