Quando lo spazio non aderisce alla geometria euclidea: “Gli insegnamenti di don Juan”

di Giorgio Straziota

“Gli insegnamenti di don Juan”, scritto da Carlos Castaneda, antropologo e scrittore peruviano, fu pubblicato per la prima volta nel 1968 con il nome: “A scuola dallo stregone”. Questo fornisce il resoconto del suo apprendistato tra il 1961 e il 1965 presso lo sciamano don Juan nello stato di Sonora, in Messico. Tra le incertezze e le difficoltà iniziali della sua esperienza, l’autore riesce a trasmettere ai propri lettori il crescendo di emozioni che caratterizzarono la sua iniziazione da sciamano. Inoltre racconta curiose peripezie arricchite da interessanti nozioni riguardanti il mondo dello sciamanesimo.

Chi è don Juan?

Don Juan viene descritto dall’autore come un uomo saggio e molto vecchio che solo in rare occasioni decide di parlare della sua vita. Le persone che vivono con lui sono convinte che sia un brujo, un termine spagnolo che significa uomo di medicina, guaritore, mago, stregone, e che indica una persona che possiede poteri eccezionali, di solito malvagi. In effetti il suo benefattore fu proprio un uomo malvagio, a detta sua, un praticante di magia nera con il potere di tramutarsi in un animale, per la precisione un diablero: stirpe molto conosciuta dagli indiani della zona. Oltre a questo si hanno poche informazioni sulla sua vita. Si sa che è nato nel 1891 nel Sud-Ovest del Messico e che nel 1900 il governo messicano esiliò nel Messico centrale la sua famiglia assieme a migliaia di altri indiani di Sonora dove visse fino al 1940.

                                                       Cos’è uno sciamano?

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Uno sciamano è un guaritore che entrando in uno stato di trance attraverso l’uso di sostanze allucinogene, strumenti, danze media tra la cosiddetta  realtà “ordinaria” e “non-ordinaria”. La prima può essere considerata come una realtà collettiva, chiara, che viene percepita da qualsiasi persona, nello stesso istante e allo stesso modo; quella non-ordinaria invece è specifica per ogni individuo, è una realtà         empirica dove l’emozione è assolutamente personale.                                                                 Per diventare uno sciamano, o un “uomo di sapere”, bisogna essere spinti da un potere impersonale. Prima dell’iniziazione bisogna accettare volontariamente l’infinito, la consapevolezza che le nostre vite hanno origine nell’infinito e terminano dove hanno avuto origine: nell’infinito. E’ necessario essere guidati da un maestro chiamato benefattore, e da un alleato, un essere senza forma, un veicolo che nello stato di trance guida lo sciamano.

L’universo conoscitivo di uno sciamano, chiamato cognizione, intesa come i processi che governano la consapevolezza della vita di tutti i giorni, ovvero la memoria, l’esperienza, etc. include concetti che non possono essere compresi a primo impatto, in quanto termini primitivi appartenenti al mondo degli sciamani. E qui entra in gioco la bravura dell’autore che nel corso della lettura riesce a spiegare ai propri lettori ciò che si vuole intendere.

Quello degli sciamani è un mondo privo di logica, sillogismi, spazi; un mondo dove, come dice, nella prefazione, Walter Goldschmidt: <<Cambiano i veri e propri presupposti metafisici: lo spazio non aderisce alla geometria euclidea, il tempo non costituisce un flusso continuo unidirezionale, la casualità non si basa sulla logica aristotelica, l’uomo non è separato dagli altri esseri, né la vita lo è dalla morte>>.

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Dunque in un sistema tassonomico come il nostro, potrebbe sembrare impossibile parlare di sciamanesimo a causa dei suoi concetti distanti dal nostro essere “persone civilizzate” (come ci definisce don Juan). Questo libro oltre a offrire una lettura piacevole e scorrevole nonostante la complessità degli argomenti trattati, riesce a deliziare e incuriosire i propri lettori con perle di saggezza e esoterismo, ma soprattutto offre numerosi spunti di riflessione, uno di questi è proprio confronto tra la nostra e la loro società che possono essere definiti come  gli antipodi, una tende a privilegiare lo sviluppo, la cultura, l’innovazione, il continuare ad andare avanti incessantemente; l’altra invece si pone l’obbiettivo di liberare la mente per entrare in dimensioni dove tutto ciò che costituisce e che ha sempre costituito la nostra società dopo millenni di scoperte non ha più senso, appunto un mondo dove lo spazio non aderisce alla geometria euclidea.

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