NEW YORK, NEW YORK…

di Francesca Ludovici

Com’è andata? Questa la frase che mi chiedono tutti da un paio di giorni. La prima cosa che mi viene in mente è che probabilmente è stata una delle esperienze più belle della mia vita. E che me ne sono resa conto solo alla fine. Sto parlando di un progetto, GCMUN (Global Citizens Model United Nations), a cui quest’anno sono stata l’unica ragazza della scuola a partecipare.  Ma andiamo con ordine. GCMUN è uno dei MUN (Model United Nations), cioè delle simulazioni internazionali, organizzate ogni anno per gli studenti di scuole superiori e università, che permettono ai partecipanti di impersonare per qualche giorno la figura di delegati all’interno delle principali commissioni dell’ONU. In particolare la nostra scuola quest’anno ha partecipato attivamente ad IMUN Roma (Italian Model United Nations) e appunto a GCMUN, entrambi organizzati dall’associazione United network. Perché tanto entusiasmo? Semplicemente per il fatto che, come più volte lo staff che cura il progetto afferma, è un’esperienza che ti cambia la vita: affacciarsi al mondo della politica internazionale, ragionare come un diplomatico vero e proprio, trovarsi a trattare tematiche presenti realmente nell’agenda dell’ONU, seguendo le effettive regole di procedura e in più in inglese, tutto questo non è certo qualcosa che noi studenti facciamo tutti i giorni. GCMUN si tiene inoltre nella cosiddetta città dei sogni, la mai ferma New York, e il viaggio per la simulazione include naturalmente la visita di luoghi semplicemente incomparabili con qualsiasi altro al mondo.

GCMUN significa per me soprattutto un atto di coraggio. Il primo passo è stato iscrivermi, e non è stato affatto una passeggiata. Tralasciando il costo del progetto e la prova di idoneità (peraltro molto semplice e alla portata di tutti), il mio più grande timore è stato proprio decidere di partecipare, pur non conoscendo nessuno. Infatti, nonostante la grande partecipazione l’anno scorso degli studenti della nostra scuola a NHSMUN (un progetto quasi del tutto analogo a GCMUN, ora non più organizzato), quest’anno dei quattro iscrittisi online sono stata l’unica ad essermi presentata alla prima lezione. Dire che se non fossi andata avrei perso una grande occasione è dire poco. Mi sono comunque quasi subito integrata al gruppo di Latina, composto da studenti per la maggior parte del liceo scientifico G.B. Grassi, ma anche del liceo scientifico e linguistico E. Majorana, e ho trovato in alcuni dei miei compagni di viaggio persone su cui contare anche al di fuori del progetto.

Dopo molte lezioni di preparazione e un grande studio preparatorio a casa, il 20 febbraio finalmente siamo partiti per gli Stati Uniti, accompagnati da una tutor dello staff di United network e dalla professoressa del liceo Grassi Letizia Cherri, che ha mostrato in ogni momento la sua grande disponibilità, le sue capacità organizzative e soprattutto la sua abilità nel sapersi muovere a New York. Non si può nascondere che è in gran parte merito suo se abbiamo avuto l’occasione di visitare luoghi come il ponte di Brooklyn, la High Line, il Memorial delle torri gemelle e molti altri luoghi non previsti dal programma. Il nostro albergo era a Times Square e sin dall’inizio la visita è stata coinvolgente: siamo saliti sull’Empire State Building, abbiamo pranzato nella Grand Central, passeggiato per Central Park e ammirato i grandiosi musei della città, come il Metropolitan Museum e il MoMA (Museum of Modern Art).

La parte più bella, tuttavia, è stata indubbiamente quella della simulazione. Abbiamo avuto l’occasione di fare amicizia con studenti di paesi di tutto il mondo e di superare la nostra timidezza nel discutere durante i dibattiti e difendere gli interessi del paese da noi rappresentato. A me era stato assegnato il Lussemburgo all’interno di SOCHUM (Social and Humanitarian Committee), la terza sottocommissione dell’ONU, con come argomento la pena di morte. I tre giorni di sessione sono stati intensissimi, tra formal e informal debate, la creazione di risoluzioni in forma appropriata, i numerosi dibattiti, con scontri e incontri tra paesi dalle visioni diverse, la proposta di emendamenti e infine il voto della risoluzione migliore. Avere l’occasione irripetibile di passare l’ultimo giorno di sessioni nel vero e proprio palazzo dell’ONU e di sentirci diplomatici esperti è stato semplicemente indescrivibile. Ed essere premiata insieme ad altri due ragazzi del gruppo di Latina, proprio nella vastissima sala dove ogni anno l’Assemblea Generale si riunisce, esperienza tanto inaspettata quanto meravigliosa, ha probabilmente scalato la classifica dei momenti migliori della mia breve vita per posizionarsi al primo posto e restarci per un bel po’.

La prima regola da imparare quando fai parte di un MUN è di essere assolutamente fedele all’opinione che il paese assegnato ha su quel determinato argomento, lasciando da parte le opinioni personali. Per questo un accurato studio preparatorio è indispensabile. Il principio di entrare nel personaggio è forse quello che più mi ha aiutato a superare la mia naturale timidezza (come è stato anche ad IMUN). Mi sono dimenticata chi fossi, di essere italiana, che l’inglese non è la mia lingua madre, e mi sono buttata nel vivo del dibattito, cercando di proporre soluzioni intelligenti e che mettessero tutti d’accordo su un tema così delicato e difficile come la pena di morte. Certo, nel mondo reale la discussione internazionale è molto meno immediata e condizionata dai numerosi interessi di stato, ma abbiamo cercato comunque in tutti i modi di essere il più possibile aderenti alla realtà. In questo GCMUN mi ha insegnato tanto. Non solo a vincere la paura di parlare in pubblico e a difendere le mie idee, ma anche nel guardare al di là delle semplici apparenze. Ricercare le cause per cui la pena di morte è ancora applicata in molti paesi del mondo mi ha insegnato come il mondo che credevo di conoscere fosse una banale semplificazione della realtà, così piena di sfaccettature e di contraddizioni, così difficile da capire, eppure proprio per questo così bella.

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