LA METAMORFOSI

il

di Alessia Scorziello

 

Metamorfosi:  Mutamento, cambiamento radicale

Etimologia: (dal greco μεταμόρϕωσις che deriva da μεταμορϕόω cioè “trasformare” formato da μετα- nel significato di “con, dopo” e da μορϕή ovvero “forma“)

Quello della metamorfosi è sempre stato un tema trattato in tutti i campi, sia scientifici che letterari, e sotto ogni punto di vista. Il tema della metamorfosi è perciò ampio, pieno di spunti e di varie possibilità di riflessione.

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Quando si pensa alla metamorfosi spesso si fa immediatamente riferimento a qualcosa di positivo, in realtà non è sempre così. L’arte, ma soprattutto la letteratura ci hanno consegnato molte figure trasformate: il cattivo che diventa buono, il brutto che diventa bello e viceversa, l’uomo che diventa animale. Come ci sono metamorfosi positive ci sono anche metamorfosi sofferenti poiché non volute, ricordiamo Gregor Samsa (La metamorfosi di Kafka) e la trasformazione che subisce Ulisse con i suoi compagni nell’Odissea. Vi sono poi metamorfosi miracolose, trasformazioni fisiche ma anche psicologiche che portano ad un miglioramento del protagonista. Ci sono anche metamorfosi riuscite solo a metà, figure ibride e incroci: le leggende hanno narrato a lungo di sirene, meduse, centauri e convivenze improbabili di forme e specie diverse; figure in cui l’umano ritrova il suo aspetto animale. Guardare figure ibride infatti ci fa riflettere e pensare che, in fondo, le diversità possono convivere, così come in arte convivono figure apparentemente lontane tra loro. La metamorfosi suggerisce inoltre, le rotture che ognuno di noi è costretto ad affrontare nella vita e il lento “ricambio” che il nostro corpo e la nostra mente richiedono nel tempo,  come suggerisce il Paradosso della nave di Teseo.Il tema della metamorfosi nasconde in sé anche l’antico tema del Doppio, ovvero la trasformazione che porta a divenire altro, sosia o/e opposto.

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Anche il tema del Doppio ha visto una grande crescita sopratutto in epoca moderna: Jean-Paul Richter, scrittore e pedagogista tedesco, al fine di definire questa versione della metamorfosi, conia il termine Doppelgänger (chi cammina al tuo fianco). Secondo Ritcher il doppio è qualcosa con cui bisogna convivere, concetto che riprende la filosofia dell’Io sdoppiato di Fitche, dove l’Io originario è affiancato da un non-Io che a sua volta racchiude l’Io empirico, dove risiede la nostra personalità. Talvolta quest’altro Io è una metà cattiva, come succede nel Visconte dimezzato di Calvino: “Se mai tu diventerai metà di te stesso- (ma in questo senso doppio)-, e te l’auguro, ragazzo, capirai cose al di là della comune intelligenza dei cervelli interi. Avrai perso metà di te e del mondo, ma la metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa. (…) O Pamela, questo è il bene dell’essere dimezzato: il capire d’ogni persona e cosa al mondo la pena che ognuno e ognuna ha per la propria incompletezza. Io ero intero e non capivo, e mi muovevo sordo e incomunicabile tra i dolori e le ferite seminati dovunque.” (Il Visconte dimezzato di Italo Calvino)

 

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