Scambi di storie, scambi di emozioni

il

di Francesca Ludovici

In un paese in cui è considerato ingenuo persino lasciare l’ombrello sul pianerottolo fuori dalla porta di casa, perché “tanto domani non lo trovi più”, la passione per i libri riesce a sfidare come sempre qualsiasi pregiudizio rendendo realtà iniziative come il bookcrossing. Fare bookcrossing significa semplicemente partecipare all’immenso movimento di libri che vengono scambiati incessantemente e in modo totalmente gratuito. La filosofia di questa iniziativa è un invito a tutti: prendi un libro, lascia un libro. O semplicemente  lascia un libro libero: dopo averlo trovato e letto, liberalo di nuovo, lasciandolo su una panchina, dandolo a un amico, riportandolo a un centro di scambio dei libri, insomma, fa’ in modo che possa continuare a passare di mano in mano.

Lo scopo di questo progetto è indubbiamente la diffusione della cultura: il bookcrossing nasce con iniziative volte proprio a permettere a tutti, in qualsiasi momento, di leggere un libro. Il bookcrossing è nato nel marzo 2001 con Ron e Kaori Hornbaker che, prendendo spunto da alcuni sistemi di tracciamento in rete, lanciarono il sito http://www.bookcrossing.com per lo scambio libero dei libri. Ma già nel 1971 il Gutemberg project si proponeva di realizzare una biblioteca di testi stampati in formato elettronico leggibile gratuitamente da chiunque in quanto libri senza copyright o con copyright scaduto.

Come funziona? Il sito ufficiale italiano riporta le istruzioni necessarie a ogni bookcorsaro, come amano definirsi i bookcrosser italiani. I libri vengono registrati in questo modo: durante la registrazione il sistema assegna ad ogni libro un numero univoco (il BCID), questo dev’essere riportato sul libro (tramite un etichetta o a mano). Basandosi su questo numero chi ritrova il libro lasciato in libertà può registrarne il ritrovamento e seguire il percorso del libro. Può aggiungere un commento in modo che chi lo ha rilasciato sappia che fine ha fatto il libro. Dopo averlo letto se vuole può rilasciarlo nuovamente in libertà su una panchina, su un treno, in un bar ecc. Sul sito è possibile registrare libri, seguirne i viaggi, cercare libri liberati da altri (per andarne a caccia) e cercare altri bookcrosser.

A questo punto, la domanda che sorge spontanea è più o meno questa: che motivo dovrei avere per abbandonare i miei amati libri in mano altrui? Forse è l’ostacolo più difficile da superare: molti lettori amano leggere più volte i propri libri e anche quando c’è la disponibilità di prenderli comodamente in prestito in biblioteca o di farseli prestare da un amico preferiscono spendere soldi per una copia personale. In questo modo il lettore pensa che la storia diventi un po’ più sua, semplicemente per il fatto di possederla nella propria libreria o nella pila interminabile di libri da leggere sopra il comodino. Però sappiamo tutti che capita di acquistare il libro sbagliato, quello che magari, nonostante molteplici tentativi, non siamo in grado di finire, o che comunque sappiamo benissimo che non rileggeremo una seconda volta. Perché, invece di lasciarlo prendere polvere sugli scaffali, non lo liberiamo, rendendolo disponibile ad altri che forse lo apprezzeranno?

Voglio perciò concludere questo mio articolo con un appello a tutti gli amanti della lettura: vi prego, condividete. Forse perché rimango dell’idea che non c’è niente di più meraviglioso di una passione condivisa nella comunità. Forse perché penso che come altre città, italiane e non, che hanno sfidato il pregiudizio del “tanto ruberanno tutti i libri”, anche la nostra potrebbe dimostrare l’incredibile forza di un libro passato di mano in mano. La nostra città in cui i tanti che vorrebbero fare qualcosa per incentivare la cultura potrebbero rendere i loro molti sogni mai realizzati progetti concreti, con iniziative come questa.

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