Salone internazionale del Libro di Torino… o forse no?

di Francesca Ludovici

Libri

In questa trentesima edizione del Salone internazionale del Libro, il quadro editoriale italiano è più frammentato che mai. Questa manifestazione culturale ed editoriale si tiene tradizionalmente nel mese di maggio a Torino, al Lingotto fiere. La storia del Salone è molto lunga: come riportato dal sito ufficiale dell’evento, il progetto di un Salone che unisse libri, autori ed editori nacque da due torinesi nel 1986 e il 18 maggio 1988 fu inaugurata la prima edizione, proprio a Torino. Nella sua evoluzione ha assunto anche il nome di Fiera del Libro, ha visto l’istituzione di una Fondazione per il Libro, per la Musica e la Cultura e negli anni scorsi ha contato addirittura più di 125.000 biglietti venduti.

Ma i numeri positivi nascondono importanti problemi, in particolare legati all’organizzazione. Proprio per l’impossibilità di risolvere i crescenti disagi organizzativi, l’AIE (Associazione Italiana Editori) ha deciso di staccarsi dalla Fiera del Libro di Torino per associarsi invece a Fiera Milano, creando quest’anno un evento analogo che si terrà però nel capoluogo lombardo e verrà chiamato “Tempo di libri”. Questa decisione ha dato luogo a una vera e propria lotta fra editori, che si svolge ancora sui due fronti di Milano e Torino.

Il presidente dell’AIE Federico Motta ha dichiarato alla stampa di aver aspettato le elezioni comunali (tenutesi il 5 giugno del 2016) per lasciare la Fondazione per il Libro, proprio per non intervenire in campagna elettorale. Nonostante ciò, questa decisione repentina, anche se non del tutto inaspettata, ha scatenato una battaglia (che ha davvero poco a che fare con l’editoria) tra le due città, coinvolgendo anche i rispettivi sindaci, Chiara Appendino  per Torino e Giuseppe Sala per Milano. Nell’esporre le problematiche che hanno spinto l’AIE fino a questo punto, Motta ha dichiarato al Corriere della Sera che i problemi della fondazione “Erano di due tipi: uno economico-finanziario. […]Dall’altra parte c’era, e c’è, un problema di gestione del Salone che è l’aspetto che a noi interessava. […] Magari è stata colpa nostra, ma non per questo si doveva continuare su questa strada”. Dopo un’iniziale ipotetica riconciliazione tra le due fiere promossa dal Ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini, la situazione si è aggravata con la scelta da parte di Milano di svolgere la Fiera esattamente un mese prima rispetto a Torino. E mentre ci si chiede a quale delle due fiere le case editrici sceglieranno di partecipare, è sempre più evidente un mondo editoriale italiano troppo minato dai contrasti interni e influenzato dalle lotte politiche per aspirare al prestigio internazionale.

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