QUANDO UNA DIVISIONE NON DIVIDE MA MOLTIPLICA I PROBLEMI

il

di Filippo Vaccaro

barriere-sud-2-0

E’ il caso della Curva Sud di sponda romanista dello Stadio Olimpico. Dalle prime giornate della stagione 2015/2016 il nuovo (allora) prefetto di Roma alzò – contro le tendenze della maggior parte degli stadi del mondo – delle barriere che dividessero e in questo modo portassero (o almeno questo era l’intento tuttora sostenuto) ordine all’interno del settore più caldo dello stadio.  Da allora, a partire dalla gara casalinga contro la Juventus (seconda giornata d’andata della stagione sopracitata), una bella fetta dei “supporters” della Curva ha deciso – da allora – di non entrare più per protesta all’interno dello stadio, nemmeno nelle serate importanti (a dir la verità non molte) e nei derby contro i cugini dell’altra sponda del Tevere. Ad un anno e mezzo di distanza la situazione non è cambiata, gli oltre 3000 tifosi giallorossi continuano ostinatamente (ma giustamente) a non prendere posto nel proprio settore, subendo la malinconia di non poter seguire la propria squadra per difendere i propri ideali più profondi. Tuttavia qualcosa sembra muoversi in Lega Calcio ma prima di ricevere un verdetto – si sa – la Roma si troverà ancora per molto senza i suoi tifosi più passionali. Il sig. Gabrielli dovrebbe – pur essendo più forte di lui non riuscirci – pensare che per “costruire dei ponti” bisogna eliminare la barriera o le barriere.  Questo è solo un modo per creare un malumore in più nel cuore dei tifosi ed uno svantaggio per la squadra della Capitale. Non significa dare un futuro al calcio bensì un calcio al futuro. L’utopistico sogno della Lega di creare un clima di tranquillità e serenità viene da loro stessi abbattuto eliminando ideali di fratellanza ed unione, alzando un muro che non può certo unire ma chiaramente ed inevitabilmente dividere. Pertanto l’auspicio – da parte dei romanisti – è quello di riavere le chiavi della loro casa, che dovrà tornare ad essere accogliente come prima. Nel frattempo il braccio di ferro tra la società giallorossa e la Lega prosegue, andando a sfavorire squadra e tifosi stessi, perché allontanare i tifosi violenti è necessario, appesantire il loro malessere è invece deleterio. Questo non toglie le responsabilità oggettive che ha una tifoseria. Il passo in avanti più grande sarà possibile solo grazie ad una presa di coscienza da parte di ogni singolo tifoso, affinché una giornata allo stadio sia ancora una giornata di festa, perché come dice il letterato Albert Camus: “Non c’è un altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio.”

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