#NoDAPL TAKE ACTION

1di Kim Centeno Galante

L’hashtag #NoDAPL è un urlo di protesta che ha unito sotto un’unica voce, a partire dall’Aprile del 2016, la tribù Standing Rock Sioux e quasi altre cento tribù provenienti dall’America e dal Canada, una ribellione contro l’ennesimo atto di violenza da parte del Governo degli Stati Uniti nei confronti dei Nativi Americani.

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L’Oleodotto, chiamato per l’appunto in inglese Dakota Access Pipeline, è un progetto portato alla luce dalla compagnia texana Energy Transfer Partners. L’investimento corrisponde ad oltre $3.5 miliardi e si espande dal Nord Dakota fino a giungere ad una raffineria nei pressi di Chicago, Illinois.

Risulta chiaramente evidente come un piano di lavoro di tali dimensioni comporti un altrettanto grande impatto ambientale. Al riguardo, sorge dunque spontaneo il paragone con l’ormai bloccato progetto Keystone XL, che in caso di rottura delle tubature avrebbe anch’esso causato ingenti e incalcolabili danni. Bensì le motivazioni che alimentano le proteste non si limitano purtroppo ad un carattere ambientalistico.

Le terre occupate, più precisamente la zona Cannon Ball, appartengono da sempre alla Standing Rock Sioux. Quest’ultimi considerano tali terre come “terre sacre”, dove i Sioux (termine che inglese significa propriamente “membro di una popolazione indigena del Nord America) per secoli si sono recati per pregare e seppellire i propri defunti.

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Nuovamente l’azione del Governo Americano si è dimostrata del tutto illecita, infrangendo trattati e calpestando non solo fisicamente, ma anche ideologicamente i nativi americani.

Tuttavia resta un aspetto ancor più sconvolgente da menzionare. Si tratta della completa segretezza nella quale è avvenuto il via libera ai lavori, sotto la giurisdizione dell’ancora presidente Obama, e dell’imbarazzante silenzio da parte dei media su una vera e propria violazione dei diritti umani. Il corpo di polizia e i militari americani sfruttano innumerevoli mezzi per contrastare le ragionevolissime proteste pacifiche.

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(foto: http://www.aljazeera.com)

Riguarda soltanto l’ambiente e la giustizia. Il nostro creatore ci ha provvisti di tutto ciò che abbiamo bisogno, dalla terra, dall’acqua. E quando c’è il potenziale di un grande affare, grandi compagnie entrano in gioco con il volere di devastare la nostra terra in nome del profitto. Questo è totalmente inaccettabile per noi, da persone indigene che siamo.” (Mille Lacs Ojibwe, indigena)

https://www.youtube.com/watch?v=GYLxw21EUiA

Testate giornalistiche e notiziari televisivi di fama mondiale omettono gran parte di questo aspetto, delineando in modo parziale ciò che realmente sta accadendo da mesi a questa parte. Ma il movimento locale e il buon uso del web ha permesso di divulgare la realtà dei fatti e di riversare sulle strade di tutto il mondo sostenitori della causa sempre più attivi.

Il 16 Novembre si è svolto il National Day of Action #NODAPL, che è riuscito a mobilitare un sorprendente e ragionevole numero di proteste su tutto il territorio Americano ed Europeo.

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In conclusione della manifestazione tenutasi a Washington, di fronte alla Casa Bianca, Bernie Sanders ha espresso il suo dissenso e il suo rammarico, schierandosi ancora una volta dalla parte dell’ambiente, della libertà, dell’uguaglianza e della determinazione nel lottare per i propri ideali.

https://twitter.com/OurRevolution/status/798753058515664896

Un contributo come questo è stato dato da numerose figure dello spettacolo: a partire da Shailene Woodley, arrestata durante il mese di Ottobre per non aver ubbidito alle indicazioni datele dalla polizia locale, fino a Mark Ruffalo e Leonardo Di Caprio, che costantemente invitano sui social network ad informarsi e a prender parte del movimento #NoDAPL.

Io ne ho preso parte, mi sono unita a questo grido di disapprovazione. Tu cosa farai?

Per firmare la petizione al fine di bloccare definitivamente le costruzione, visitare il sito: http://standwithstandingrock.net/take-action/