Libriamoci: perché?

di Francesca Ludovici

Nuovo anno scolastico, nuove iniziative. Ma soprattutto nuove edizioni di progetti diventati ormai “storici”, almeno per quanto riguarda il nostro istituto. Tra questi Libriamoci, ormai giunto alla sua terza edizione, annualmente organizzato dal Centro per il libro e la lettura (CEPELL), in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Ma che cos’è esattamente e a cosa serve quest’attività, che quest’anno si è tenuta negli ultimi giorni di ottobre? Per una settimana alunni e insegnanti sono invitati ad andare nelle classi per condividere letture, leggere i loro passi preferiti, consigliare novità o discutere particolari tematiche attraverso le parole di autori recenti o antichi. Lo scopo ufficiale è quello “di promuovere in tutti gli istituti scolastici momenti da dedicare alla lettura ad alta voce”. Ma Libriamoci è molto, molto di più.

Forse chi non ha mai partecipato potrebbe chiedersi quanto ciò possa essere efficace per la diffusione della lettura in ambito scolastico, forse qualcuno potrebbe fin da subito bocciare l’iniziativa con il solito “leggere non fa per me”. Eppure questo momento, uno dei pochi nelle ore quotidiane in cui noi ragazzi riusciamo a portare anche nelle aule le nostre passioni extrascolastiche, ha un qualcosa di affascinante che si deve provare per capire. L’emozione e la timidezza di leggere davanti a dei perfetti sconosciuti si unisce allo stupore quando ci rendiamo conto che il nostro contributo è piaciuto, la bellezza di scoprire un libro che ci piacerebbe leggere si coniuga perfettamente alla curiosità provata quando il brano letto riguarda un mondo magari a noi non proprio vicino. Per non parlare di quanto sia meravigliosa la sensazione, una volta usciti dalla classe, di aver lasciato qualcosa oltre la porta che abbiamo appena chiuso alle nostre spalle. Forse per qualcuno, un giorno, le nostre parole saranno importanti. E le storie a cui abbiamo dato vita, con un pizzico di coraggio misto all’ardore di chi ama ciò di cui sta parlando, ci accompagneranno eternamente, in un’esperienza indimenticabile.

Il dubbio più grande davanti a progetti come questi è cosa scegliere. Non c’è un tema da seguire, anche se a volte il bando di pubblicazione dell’evento consiglia determinati autori (ad esempio quest’anno erano menzionati William Shakespeare, Miguel de Cervantes, Ludovico Ariosto e Roald Dahl). Si può parlare di tutto, da un classico della letteratura alla biografia di un calciatore, dall’ultimo romanzo rosa alla fantascienza, passando anche per brani che in genere c prettamente scolastici come la Divina Commedia o i carmina di Catullo. E il bello sta proprio in quest’infinita varietà, che rispecchia in un certo senso anche i diversi caratteri di noi studenti, perché quando lasciamo (metaforicamente o letteralmente) un brano in una classe, stiamo lasciando lì anche un pezzetto di noi stessi. Il mio invito è perciò rivolto a tutti: partecipate, anche alle nuove iniziative dello stesso tipo come il futuro Scriviamoci (sarà lanciato secondo il bando nei primi mesi del 2017) e alla campagna nazionale Il Maggio dei Libri (23 aprile – 31 maggio), semplicemente perché condividere i nostri interessi con gli altri è il modo più efficace per andare oltre i nostri orizzonti e per crescere nel dialogo e nel confronto, indispensabili per la creazione di nuove idee.

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