La ragazza del treno: quando un caso editoriale diventa film

di Francesca Ludovici

Inizia tutto così. Paula Hawkins è una giornalista britannica. Scrive romanzi rosa con lo pseudonimo di Amy Silver ed è più lontana che mai dalla fama. Eppure è la consapevolezza di essere sull’orlo del fallimento a consegnare alle stampe il libro più venduto nel 2015. Sto parlando naturalmente di “La ragazza del treno”, vero e proprio caso editoriale che negli ultimi tempi ha dominato il genere thriller, ma non solo. Quali sono i segreti di un successo così grande? È interessante ripercorrerne le tracce, in particolare oggi, a pochi giorni dall’uscita nelle sale dell’omonimo film con Emily Blunt, coprodotto da DreamWorks SKG, Marc Platt Productions e Amblin Entertainment, con la regia di Tate Taylor (che ricordiamo come regista e sceneggiatore anche per lo splendido “The help” (2011), tratto dall’omonimo romanzo di Kathryn Stockett).

Pubblicato da Penguin Random House, che ha saputo cogliere la potenza psicologica dell’autrice, si è velocemente diffuso fino ad essere pubblicato in 50 paesi e 40 lingue diverse. Se prima Paula Hawkins era pressoché sconosciuta, ora con la sua fama internazionale sono arrivate interviste, eventi, nuove proposte. Anche in Italia il romanzo, curato da Piemme, ha avuto un successo straordinario, tanto da occupare il primo posto nella classifica dei più venduti per diversi mesi. Di sicuro uno degli elementi che ha contribuito di più a fare di questo thriller un best-seller è la trama, ben costruita e coinvolgente. Mescolando l’alcolismo e il delicato tema della violenza domestica alla disperazione di una protagonista in cui non è difficile scorgere il riflesso dell’autrice (come dichiarerà in un’intervista a Repubblica: “Nella Ragazza del treno e nella protagonista Rachel ho disseminato tutta la mia tristezza, la miseria di allora.”) viene presto creata la ricetta per un sicuro successo, a cui si aggiungono tutti quei misteri, colpi di scena e tocchi noir che fanno del thriller uno dei generi più amati al giorno d’oggi.

Qualcuno potrebbe obiettare che non sono sempre le storie migliori a diventare le più note e che spesso per ottenere il successo la bravura non basta. Anzi, alcuni descrivono il successo più come un frutto di circostanze favorevoli che come un obiettivo raggiungibile grazie alle capacità dell’autore. A mio parere la risposta va trovata in una mescolanza tra fortuna, contesto e abilità. Perché, come diceva lo stesso Calvino nel suo intervento Se una notte d’inverno un viaggiatore (pubblicato nel dicembre del 1979 sul mensile alfabeta), l’autore non si dimentica neanche per un minuto “che il lettore è acquirente, che il libro è un oggetto che si vende sul mercato”. E anche lo stile della Hawkins, semplice e diretto, viene dalla stessa autrice definito “economico”, cioè perfetto per il genere commerciale. Perciò, se la grande abilità narrativa della scrittrice ha avuto la sua parte, un ruolo importantissimo è stato giocato dalla strategia di marketing e anche (come succede sempre più spesso) dallo stesso film.

Forse anche per questo la sua crescente diffusione ha lasciato dietro di sé giudizi contrastanti. Se per moltissimi “La ragazza del treno” è una vera e propria rivelazione, altri l’hanno trovato sopravvalutato, sono rimasti delusi dalle loro stesse grandi aspettative. Ribadendo che de gustibus non est disputandum, un’ultima riflessione: nel percorso che ha portato questo romanzo sempre più in alto nelle classifiche, si è sviluppato uno stretto rapporto di nessi causa-effetto, che, pur avendo incrementato ancora di più le vendite, di certo hanno in un certo senso lasciato da parte la genuinità di leggere un libro senza nessuna aspettativa, dimenticando la critica e il marketing, che troppo spesso vogliono influenzare ogni aspetto della vita di ogni giorno.

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