LIBERATA PALMIRA, SI RIACCENDE LA SPERANZA

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di Emanuela Macci
In un clima internazionale teso e instabile com’è quello attuale, l’annuncio della liberazione di Palmira giunge insperato e quasi irreale. Il bellissimo sito archeologico dell’antica città romana si trovava dal 21 Maggio 2015 sotto le crudeli mani del Daesh, l’autoproclamato Stato Islamico, che lo ha devastato. Ora, finalmente di nuovo sotto il controllo dell’esercito siriano, si potrà procedere con lo sminamento del sito e in seguito iniziare la ricostruzione.

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Probabilmente non cogliamo l’importanza di questa notizia e tra l’attentato a Bruxelles di Martedì 22 Marzo e quelli di Pasqua in Pakistan non riusciamo neanche ad essere felici di questa liberazione, perché sentiamo il pericolo in agguato, forte quanto prima.

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Ma in realtà, la presa di Palmira è stata un grande smacco al Daesh, che ha così in odio le altre culture che non siano islamiche fondamentaliste, ma anche la Cultura, permeata di beni storico-artistici,frutti di incontri pacifici delle varie civiltà, da aver abbattuto l’Arco di Trionfo e le torri funerarie romane e fatto saltare in aria i bellissimi templi di Bal e Baalshamin, perché giudicati blasfemi. Con l’invasione e la distruzione di quel luogo di Bellezza e di Storia volevano annientare l’identità e le radici del popolo siriano. Se ci sono riusciti solo parzialmente, è grazie all’intervento della cooperazione tra gli Stati (in particolare, Siria e Russia), ma anche grazie all’opera di persone come Khaled Asaad.
Asaad, l’illustre direttore del sito, autentico eroe, martire della Cultura, a ottant’anni non ha esitato a difendere fino alla morte Palmira contro la follia cieca, ottusa e distruttrice. La liberazione dell’area archeologica è un tributo alla sua memoria e anche ai molti che, si sono battuti nell’ombra per essa, al di là della loro nazionalità. Non dimentichiamoci, infatti, che Palmira non è solo una perla della Siria, custode della sua storia e tradizione, ma è anche Patrimonio dell’Umanità, un bene inestimabile e universale. Essendo il simbolo della fusione di magnifiche civiltà (quella romana, quella ellenistica, quella persiana e mediorientale) ricorda a noi tutti che l’incontro e la convivenza tra popoli diversi è possibile, allora come oggi e come sempre.

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