“The Danish Girl” e il coraggio di osare per essere se stessi

il

di Sara Alicandro

the danish girl
Dalla mente malleabile di Tom Hooper nasce questa piccola perla cinematografica. Ambientato in una Copenhagen degli anni venti, il film è tratto da una tormentata e toccante storia vera, quella di Lili Elbe, l’artista danese nata sotto il nome di Einar Wegener. Con un viaggio introspettivo e imprevedibile e attraverso immagini forti e commoventi, la pellicola ci fa sentire Einar e quasi con violenza ce lo toglie in silenzio per dare vita a Lili, permettendole di avere personalità e pensieri a sé stanti, totalmente differenti da Einar.

“Io penso con la mente di Lili; sogno i suoi sogni. C’è sempre stata.”

E’ forse questa la citazione del film che racchiude di più il significato generale e il suo messaggio: quando tutti cercavano Einar in Lili, nessuno riusciva a capire che Einar era morto. Nessuno a parte Gerda, sua moglie, meravigliosa figura nel film che lo accompagna in questo cammino difficile e tortuoso di scoperta, di dubbi e di domande senza mai darsi per vinta e accettando la situazione, anche se non da subito, con una notevole calma e serenità.
Lili Elbe è stata la prima nella storia ad operarsi per un cambio di sesso, effettuando cinque operazioni nel giro di due anni. Purtroppo queste le toglieranno la vita, non avendo i medici mai nemmeno provato una cosa simile ed essendo così inesperti e non in grado di evitare questo tipo di rischi. Infatti morirà tre mesi dopo l’ultima operazione, ma con la grande consapevolezza di essere finalmente se stessa e nel corpo che le apparteneva.
Questo film è di poche parole, ma dice tanto anche nel silenzio. Sappiamo benissimo che il problema discriminatorio nei confronti del mondo LGBT non è affatto risolto; a maggior ragione, questa è una vera e propria perla del mondo dello spettacolo. Lascia, sì, una ferita, ma è una di quelle che più fa male e più ci aiuta a crescere. E’ un film, per dirlo all’inglese, “haunting”, il che è intraducibile, ma sostanzialmente ha la capacità di entrarti dentro e di inquietarti in senso positivo, e di cose del genere è davvero difficile liberarsi, anche provandoci per una vita intera.
Voglio fare una nota di merito per gli attori, l’attore protagonista Eddie Redmayne nel ruolo di Lili e il premio oscar come attrice non protagonista Alicia Vikander, nel ruolo di Gerda.

Lili è una messaggera del passato che si proietta nel mondo moderno per scuoterci e farci capire che queste cose non possono essere messe in sordina. Transessuali, omosessuali, bisessuali e quant’altro, ma anche quelle persone cosiddette “normali”, Lili vi dice di lottare sempre per essere voi stessi, non importa quanti sacrifici e soprattutto quanto grandi dovrete fare; cito un grandissimo omosessuale, che è Oscar Wilde: “La vita è troppo breve per sprecarla a realizzare i sogni degli altri”.
Non c’è niente di peggio. Meglio un minuto se stessi che una vita intera a fingere di essere chi non siamo.
Lili ne ha preso atto ed è sì arrivata a morire, ma è morta come Lili, perché Einar era solo una maschera.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...