“Suffragette”: il ricordo di ieri, l’invito di oggi

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di Emanuela Macci

In concomitanza con l’8 Marzo è presente al cinema il film “Suffragette” della regista inglese Sarah Gravon, con protagoniste Carey Mulligan, Helena Bonham Carter e Maryl Streep. Ambientato nel 1912 a Londra, il film trascina con passione lo spettatore nell’infervorato clima del movimento femminista guidato da Emmeline Pankhurst ed è incentrato su Maude Watts, un’umile giovane operaia, madre di famiglia. Grazie ad una serie di fortuite circostanze,  Maude  prende a poco a poco coscienza dell’importanza di non piegare la testa davanti a soprusi e ingiustizie subite a casa e al lavoro e di battersi per i propri diritti, per la propria dignità. E il primo diritto che le donne reclamano è quello del voto: vogliono il suffragio universale perché solo partecipando attivamente alla gestione della comunità si possono cambiare le cose.

Emmeline Pankhurst, Emily Davinson e tutte le Maude Watts che per la loro battaglia si sono viste sottrarre i figli, che sono state picchiate, torturate, schernite, umiliate, si sono sacrificate per noi, perché potessimo vivere in un mondo in cui la felicità e la piena realizzazione di sé non ci fossero precluse. Quindi il film giustamente le celebra, le ricorda, le omaggia nel miglior modo possibile, mettendone in luce tutta l’umanità, tenendo vivo l’interesse dello spettatore; ma dall’altra parte ci invita anche a prendere parte al cammino ancora lungo dell’acquisizione dei diritti. La scena finale, infatti, riporta uno stralcio di pellicola dell’epoca che mostrava una delle tante marce, quasi a dire implicitamente che ancora non è finita.

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E in effetti è così: dall’India  un mese fa è giunta la terribile notizia di un caso di violenza, l’unico tra molti ad essere stato denunciato. La vittima è una sedicenne, Khushboo Kumari, che è stata bruciata viva dal padre, perché aveva preferito lo studio al matrimonio che le era stato imposto.
In Occidente la situazione è diversa, ma neanche qui la violenza non si è spenta. Marina Menegazzo e Maria José Coni erano due giovani argentine che durante un viaggio sono state brutalmente uccise dopo un tentativo di stupro. Ad aggravare questa tragedia, sono state accusate di “essersela cercata, di aver provocato, magari con vestiti indecorosi”. A questi vergognosi commenti hanno risposto numerosi post sui social network che all’insegna dell’hashtag  #YoViajoSola hanno difeso la memoria e la dignità delle due ragazze.

Queste tragiche vicende ci fanno capire che l’invito del film non è poi così obsoleto come potrebbe sembrare: uniamoci dunque al cammino iniziato da quelle donne un centinaio d’anni fa, proseguiamone le orme, coinvolgiamo anche gli uomini affinché si riesca a superare totalmente questa mentalità e si ottenga veramente la pari dignità tra uomo e donna.

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