Intervista a Duilio Carlo Cirilli

di Emanuela Macci e Fatima Boutrad. 

Qual è il nome della lista e il suo motto? Perché questa scelta?

Il nome della lista è “From now on”, ed è lo stesso nome con cui ci siamo presentati l’anno scorso per la candidatura di Paola Giovannetti. “From now on” è il titolo di una canzone che unisce me e Paola dal lato affettivo, tant’è che abbiamo deciso di riprenderlo e portarlo all’interno della scuola. Letteralmente significa “d’ora in avanti” ed è infatti quello che è stato il nostro progetto partito l’anno scorso e che trova continuità nell’arco temporale che andremo a vivere quest’anno. Il motto è “noi oltre” perché abbiamo sempre tentato di uscire dagli schemi prefissati dalla politica scolastica, andando invece verso la creazione di un rapporto totalmente diverso, anche con gli stessi studenti, sul quale io particolarmente mi sono sempre battuto.

Voci di corridoio ci hanno portato alla conoscenza di alcuni problemi che sono venuti a creare con la lista. Puoi darci ulteriori chiarimenti su ciò che è realmente accaduto?

Diciamo che mi sono ritrovato ad essere primo di lista, di certo non era nei miei progetti per via di alcuni problemi personali. La mia candidatura è stata mossa dal desiderio di riuscire ad accordare la parte moderata della scuola, quella che senza la mia candidatura non avrebbe trovato una vera rappresentanza. Sono molti gli studenti che sono consapevoli del fatto che la scuola abbia bisogno di grandi cambiamenti, ma sono cambiamenti che vanno fatti con riflessione e con una buona programmazione delle cose. I problemi sono stati problemi di carattere formale, essendoci state incomprensioni da un punto di vista legale per la pubblicazione della prima lista e, a seguito d’un ulteriore tentativo, anche della seconda lista, giustamente annullataci per non aver rispettato il limite di tempo. Mi ritrovo adesso con una prima lista costituita solo da quattro candidati, pur essendo consapevole della difficoltà e del coraggio che comporta presentarsi in un anno in cui per la prima volta si andrà ad eleggere una rappresentanza condivisa, ma nonostante ciò mi sento abbastanza sicuro e spero di riuscire in questo intento.

Come pensate di riorganizzare gli eventi già esistenti nell’istituto?

Per quanto riguarda la riorganizzazione potremmo partire dalle giornate autogestite, che vanno ricalcolate e riformulate. Noi andremo a proporre una nuova visione di giornata autogestita, pianificata ovviamente con logica, in modo tale che gli studenti abbiano a disposizione una programmazione delle tematiche, dei corsi offerti e di tutto ciò che comporta una giornata di autogestione, e che sarà condivisa anche con i docenti e con la stessa dirigenza. Punteremo quindi, oltre ad un incremento di tali giornate, ad un’organizzazione tale da poter dire che non è stata una giornata nulla ma bensì di diverso apprendimento culturale. Passando alle assemblee, vorremmo stabilire un regolamento, attraverso anche la collaborazione dei futuri presidente e vicepresidente del Comitato Studentesco, e cercare di far ascrivere all’interno del regolamento d’istituto un numero minimo obbligatorio di assemblee, fondamentali per la vita quotidiana della scuola. Cercheremo anche di sviluppare in modo più ampio l’informazione in merito alle manifestazioni, anticipandone i tempi per rendere lo studente più consapevole delle motivazioni per cui si scende in piazza e anche per vedere un maggior numero di manifestanti, cosa che va via via scemando da un anno a questa parte. Continuerò il lavoro fatto fin ora col comitato eventi, lavoro conseguito per la maggior parte da me con l’aiuto di  Paola Giovannetti. Trovo che sia particolarmente importante per la funzione sociale che ha all’interno della scuola perché permette l’integrazione di tutti quei ragazzi che sono appena entrati a far parte del nostro istituto. Cercherò senz’altro di trovare una persona affidabile, all’altezza del compito, compito che può sembrare semplice ma in realtà non lo è affatto, in quanto comporta delle responsabilità, non solo a livello economico, ma anche civile e penale.  Non dimentichiamoci del progetto Cineforum. Il nostro è un liceo classico, e come tale deve essere un faro di cultura, di conseguenza il progetto Cineforum deve essere un progetto fondamentale e di riferimento.

Parlaci invece delle nuove proposte e come cercherete di  realizzarle.

 

Oltre a riorganizzare ovviamente presenteremo delle novità, tra cui il primo “Paint your class”, dove richiederemo fondi, che il governo Renzi attualmente sta dando e ai quali possiamo fare riferimento attraverso il referente regionale dell’istruzione, per dipingere uno o più muri delle nostre aule. Alcuni mi potrebbero attaccare reputando quest’iniziativa superflua. Sinceramente penso che, per ognuno di noi, entrare in una classe dove non ci si sente a proprio agio sia motivo di sconforto, quindi quest’idea darà la possibilità di dare un nuovo assetto alla scuola. Un’altra idea sarebbe quella di decidere alcuni giorni dove si sceglieranno delle tematiche e si verrà vestiti a tema. Logicamente sono progetti che passano in secondo piano rispetto a quello che può essere ad esempio il problema della biblioteca, ma che possono rientrare all’interno della nuova visione della scuola, che è sostanzialmente l’intenzione che abbiamo. Tengo a specificare che tutto questo si può ottenere solo e soltanto con la moderazione, considero sia inutile un faccia a faccia con la presidenza oppure utilizzare maniere forti, questi non sono assolutamente dei modelli risolutivi.

Un punto dolente della scuola è, come purtroppo noi tutti sappiamo, la questione che gravita intorno alla biblioteca. Cosa proporrete per dare nuova vita a questa colonna portante della scuola?

Da anni si discute su questa situazione e finora purtroppo non si è giunti ad una situazione stabile. Ciò che proveremo a fare, come già sto in parte facendo con Claudio Buongiorno per il giornale studentesco, è quello di finanziare sia la biblioteca che il giornale, attraverso anche la nostra presenza in Provincia, e parlando con l’assessore provinciale per trovare una progettualità della durata di più anni. Credo di essere una persona in grado di trovare finanziamenti utili per l’avviamento di molti progetti.

“La figura del rappresentante è un mediatore, deve fare una sintesi delle varie richieste degli studenti, ma non può decidere per loro” ti ritrovi in questa frase?

 

Sicuramente cercherò di fare da mediatore con gli studenti. Rappresenterò nelle dovute maniere anche idee differenti dalle mie, poiché la figura del rappresentante, nel bene o nel male, a prescindere dalle proprie ideologie politiche e sociali, ha l’obbligo di essere una persona di rappresentanza di oltre seicento persone. Fare il rappresentante vuol dire essere il punto d’accordo tra gli studenti e la presidenza, tra gli studenti e i progetti, cosa che negli anni scorsi forse non si è pienamente verificata.

A seguito dell’accorpamento tra il nostro liceo ed il liceo Artistico, come cercherai di creare una sorta di collaborazione tra due realtà apparentemente diverse?

 

Effettivamente sembrano due realtà inconciliabili! Ho avuto modo di parlare con ragazzi dell’Artistico e ho cercato di capire le loro problematiche e difficoltà, e non nascondo che sono problematiche differenti dalle nostre. Con questo accorpamento siamo diventati un unico istituto con la denominazione Dante Alighieri-Artistico e di conseguenza le figure si andranno inevitabilmente a sovrapporre. A questo punto non ci resta altro che creare la massima collaborazione per scopi comuni e sostenerci a vicenda qualora si incontrassero difficoltà.

Sappiamo della tua partecipazione al progetto IMUN. Come ha influito su di te quest’esperienza? Credi che sia riproponibile una sorta di simulazione nel nostro piccolo?

Parlerò sicuramente con i ragazzi che hanno partecipato ad IMUN e NSHMUN e tenteremo di ricreare le simulazioni delle assemblee dell’ONU. Devo dire la verità, quest’esperienza ha influito molto sul mio carattere. Due anni fa non ero una persona così moderata e sicuramente non avevo capito che la forza di una nazione, come quella di una scuola, sta nell’essere il più seri possibile e nel cercare prima di tutto una via diplomatica. Le Nazioni Unite sono l’emblema del trionfo della diplomazia, e allora, se esse sono in grado di trovare soluzioni prudenti, con la partecipazione di più di trecento paesi, dovremmo esserlo anche noi all’interno della scuola. Il progetto mi ha aiutato molto nel relazionarmi con le persone, nell’approccio con gli altri ovviamente senza utilizzare toni duri.

Grazie della gentile collaborazione e in bocca al lupo per le elezioni!

Grazie a voi ragazze!

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