Non buttiamoci giù

il

di Veronica Milani.

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Cosa succede se nella notte di Capodanno quattro londinesi si riuniscono sul tetto della “Casa dei Suicidi”, pronti a darci un taglio con la vita? Questo è l’inizio di “Non buttiamoci giù”, una delle opere più celebri del pluripremiato scrittore Nick Hornby. Pubblicato nel 2010, ha riscosso un tale successo da suscitare nei produttori cinematografici il desiderio di trasferirlo sul grande schermo. È infatti in programmazione l’uscita al cinema per il prossimo 20 marzo.
Il libro inizia con la presentazione dei quattro protagonisti, in ordine: Martin, Maureen, Jessie e JJ.
Sono tutti convinti che il suicidio sia la scelta migliore per evadere dalla loro triste e deludente vita, ma una volta giunti lì, cominceranno a conoscersi: da qui nascerà un’insolita e bizzarra amicizia, che cambierà inevitabilmente le loro scelte…
Tutti i personaggi sono caratterizzati dal tipico stile ironico di Hornby che, con battute pungenti e un leggero humor nero, delinea le loro particolari personalità.
Martin personifica la “mente” del gruppo; è uno spiritoso e intelligente ex-presentatore televisivo, che ha perso in breve tempo lavoro e famiglia a causa di un flirt con una minorenne. E’ il primo ad arrivare sul tetto; è quasi pronto a gettarsi nel vuoto quando l’arrivo di Maureen lo interrompe. Lei è madre sola di un figlio disabile, ha impegnato tutta la vita nel curarlo. Poco dopo irrompe Jessie, diciottenne irascibile e nevrotica che, con il suo fare maleducato e il linguaggio sboccato, racconta di volersi suicidare per la rottura con il suo ex-fidanzato Chas. Per ultimo appare JJ, giovane pizzaiolo di origine americana, che ha lasciato il suo gruppo musicale, gli amici e la fidanzata, per trovare successo a Londra: tutti i suoi sogni, però, si sono infranti e si è ridotto ad una vita spenta e noiosa.
Hornby conduce la narrazione in modo alternato, prima dal punto di vista di un personaggio e poi dell’altro. Attraverso scenette e dialoghi demenziali, Hornby affonda nel genere psicologico e ci mostra come chiunque, anche se afflitto da problemi apparentemente irrisolvibili, possa ritrovare un motivo per vivere.

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