Ninfa: il giardino degli incanti

di  Fatima Boutrad.

Ninfa Gardens (Lt, Italy)

Intorno al 1920, Gelasio Caetani diede inizio ad un’operazione di recupero, con un organico programma di studi, scavi e restauri delle rovine di Ninfa, che portò alla creazione di un giardino considerato tra i più belli del mondo. Inizia così la piantagione di grandi alberi, stimolata dal fascino misterioso che le rovine dell’antica città esercitavano. È universalmente riconosciuta la genialità insita nell’operazione di creazione del giardino di Ninfa: la capacità di vedere le potenzialità del sito pervaso dal generale senso d’abbandono, con i suoi ruderi ed i monumenti coperti da un manto di fitta vegetazione infestante, affascina ancora oggi. Il suo nome, gioioso e poetico, deriva da un tempietto di epoca romana dedicato alle Ninfe Naiadi che si trova su un isolotto del piccolo lago. Ma il tempo cancellò il tempio, il mito e anche la città che ne trasse il nome. L’opera di Gelasio fu proseguita dal fratello Roffredo , da sua moglie Marguerite Chapin Caetani, americana, dedita anche lei all’arricchimento del prezioso giardino, e da sua figlia Lelia Caetani Howard, con la quale Ninfa assunse quelle caratteristiche di giardino romantico che conosciamo oggi, caratterizzato dal fascino spontaneo e informale. Il giardino è dunque frutto di amorose cure e ingegnosi interventi botanici: seguono ormai un tranquillo un ciclo vitale specie botaniche qui importate, quasi 1300, da ogni regione climatica del mondo, sotto la guida di grandi tecnici a partire dagli stessi Caetani. Fonte di ispirazione per tanti celebri artisti, il Giardino di Ninfa è stato dichiarato nel 2000 Monumento Naturale della regione Lazio ed è visitabile solo in alcuni periodi dell’anno per preservarne la delicata stabilità ambientale. L’attuale mantenimento  mira a custodire un equilibrio adeguato fra i resti degli edifici e le piante, le quali, senza opportune misure, invaderebbero un’altra volta le rovine della città. L’unicità di Ninfa non dipende dalla protezione che le mura offrono a piante indifese, né da nessuno dei singoli microclimi che i ruderi creano alle piante rocciose o rampicanti, bensì deriva da quell’equilibrio, fra le rovine e le piante, in minore misura, dalle sorgenti che generano il fiume e la disponibilità idrica. Il suo fascino emana principalmente dai resti della città medievale, rafforzato dall’atmosfera creata dal giardino. Ninfa sprigiona una pace segreta che il solitario abbandono dei secoli ha accentuato.  Comunque vi si giunga, l’ingresso nel giardino è un momento che ha quasi del miracoloso. Il circuito delle visite si snoda intorno alle rovine seguendo un percorso prestabilito, una sequenza di vedute e di soste di grande interesse e piacevolezza. Il mistero e l’incanto di Ninfa sono preservati e accresciuti dal fatto di presentare ai visitatori soltanto quello che possono vedere dal percorso prefissato, al di là del quale, ovunque, vi sono altre rovine e altre piante bellissime, che però rimangono inaccessibili. Gettare lo sguardo sui ruderi o sulla collina attraverso i rami degli alberi o i getti delle rose rampicanti ne intensifica l’attrattiva. Intravedere è meglio che trovarsi di fronte un’esposizione totale; una visita deve essere pienamente soddisfacente, lasciando però il desiderio per qualcosa di irraggiungibile. Tuttavia, fotografare Ninfa bene non è facile. Le fotografie non trasmettono la percezione di essere nel giardino, circondati di pante e di rovine; sono adatte alle scene fisse, a ciò che si può inquadrare nell’obiettivo di una macchina fotografica, non a un luogo senza soluzioni di continuità tra ciò che sta fuori dall’inquadratura, oltre i suoi margini, o alle spalle del fotografo. Solo Ninfa offre l’esperienza straordinaria di camminare lungo le vie, le piazze, le chiese e le case di una città abbandonata. Questo contatto con il XIV secolo, questa opportunità di essere in comunione con persone vissute qui sei secoli fa non ha eguali, e il giardino non fa altro che abbellire il tutto con i suoi fiori.

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