Yes we (s)can

di Federico Savastano.

yes we scan

Così è stato goliardicamente modificato da parte di blogger e internauti lo storico motto di Barack Obama dopo lo scandalo delle intercettazioni e dello spionaggio perpetrato ai danni di leader e Paesi europei.

Un vero e proprio terremoto diplomatico e mediatico quello che negli ultimi giorni di ottobre si è abbattuto sul Vecchio Continente; forse il più grande scandalo dai tempi del Watergate ad aver leso l’immagine della Casa Bianca agli occhi del mondo ha già un nome: “Datagate”.

Tutto ha avuto inizio quando Edward Snowden, ricercato dagli Stati Uniti per il furto di informazioni riservate, ha rivelato al quotidiano britannico “The Guardian” la costante opera di spionaggio da parte del Pentagono ai danni dei maggiori leader politici europei. Il passaggio tra scoop e scandalo è stato fulmineo: sono bastati pochi giorni perché Francesi e Tedeschi alzassero la voce per protestare contro l’esorbitante numero di telefonate intercettate e computer tenuti sotto controllo dall’NSA (National Security Agency n.d.a.).

Senza fare troppo gli ingenui: è dalla notte dei tempi che ci si spia tra nemici per tenere sotto controllo movimenti di truppe, iniziative economiche e strategiche, ma qui si tratta di qualcosa di diverso. Sì, perché Stati Uniti ed Europa sono alleati, cosa che gli consente di fidarsi l’uno dell’altro, di coprirsi le spalle a vicenda e di supportarsi in caso di necessità, o no? Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio potrebbero ribattere gli 007 dell’NSA, colpevoli di aver intercettato ben 60 milioni di telefoni italiani, francesi, tedeschi e inglesi.

La cosa ha dato non poco fastidio agli Europei, che ben presto hanno iniziato a chiedersi il perché di una tale palese mancanza di fiducia nei loro confronti: neanche ai tempi della DDR, la Repubblica Democratica Tedesca (Germania Est), dove a farla da padroni erano gli agenti della Stasi, ben descritti nel celebre film “Le vite degli altri”, si era assistito ad un tale “eavesdropping” (termine che indica la diffusione e la distribuzione capillare di software e apparecchiature in grado di registrare conversazioni e intercettare messaggi).

La cosa che infatti ha spaventato particolarmente gli Europei, tedeschi e francesi in primis, è stata la nonchalance con cui i servizi americani sono riusciti a bucare i loro firewall, ad intercettare le comunicazioni dei loro leader e a farla in barba al controspionaggio che non si è accorto di nulla. La risposta arriva da James Bamford, autore di una serie di saggi sulle potenzialità dell’NSA, che senza mezzi termini ammette che il gap informatico-tecnologico tra statunitensi ed europei in termini di spionaggio è pari a quello esistente fra un esercito dotato di bombe nucleari e uno dotato di cannoni.

Tutto ciò non fa che confermare che gli U.S.A. hanno commesso un vero e proprio abuso di potere  scatenando l’NSA contro i loro alleati d’Oltreoceano che ora più che mai esigeranno prove di lealtà e trasparenza da parte dello Zio Sam prima di tornare a fidarsi come prima.

Si tratta di un segno premonitore della fine dell’egemonia politica americana? Senza dubbio. Basti pensare che pochi mesi fa si sono visti chiudere la porta in faccia dagli Inglesi come risposta alla richiesta di supporto in caso di attacco contro la Siria, o alla figuraccia diplomatica procuratagli da Putin (che ora offre asilo a Snowden), che ha impedito con mosse da scacchista consumato l’invasione della Siria da parte del premio Nobel per la Pace Obama. Per non parlare di un Nord Africa sempre più fuori controllo.

Molte cose cambieranno dopo il Datagate se gli Europei faticheranno a fidarsi nuovamente degli Americani: innanzitutto la politica estera statunitense subirà una decisa battuta d’arresto, cui va ad aggiungersi un debito pubblico in continua crescita e una perdita di consensi per l’amministrazione Obama.

Gli effetti iniziano già a vedersi: l’Occidente ha ammorbidito la linea nei confronti dell’Iran e del suo programma nucleare (civile n.d.a.) e non si sente più parlare di intervento armato in Siria, anche se dovremo aspettare qualche mese per vedere quali altre implicazioni deriveranno dall’ennesima figuraccia che gli Stati Uniti fanno agli occhi del mondo, ancora una volta a causa della loro arroganza.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...