Per una studentessa speciale: Stefania Ferrari

della professoressa Laura Foti.

Umanesimo ed umanità  in J. Maritain

stefania

Maritain (Parigi 1882- Tolosa 1973) è  considerato come uno dei massimi esponenti del neotomismo ed  uno tra i più grandi pensatori cattolici del secolo.

Papa Paolo VI lo considerò il proprio ispiratore:  alla chiusura del Concilio Vaticano II fu a Maritain, quale rappresentante degli intellettuali, che Paolo VI consegnò simbolicamente il proprio messaggio come rappresentante degli uomini di scienza e del pensiero.

 

Nel 1936 Jacques Maritain pubblica il testo di sei lezioni tenute qualche anno prima presso l’Università di Santander con il titolo Umanesimo integrale ,  in cui delinea l’ideale storico di una nuova Cristianità e di un nuovo Umanesimo antropologico – cristiano, dove l’uomo è il protagonista della quotidianità ma anche del suo Vivere in assoluto.

L’ esistenza, la vita dell’uomo  è spesso paura, sbigottimento dell’essere di fronte all’ Essere…

L’uomo non sa se oscillare fra la “condanna” della propria libertà  e la capacità di vivere la propria libertà …

J Maritain sa  che l’uomo si può salvare  dalla paura del “ vuoto” e dalla nullificazione totale solamente se il suo percorso antropologico si apre  al divino ed alla fede, perché l’ uomo, solo  attraverso la logica, comprende la dicotomia  fede – ragione,  ma , solo  attraverso il contrasto fede –ragione,  l’uomo stesso  arriva a conoscere la categoria del sentimento . La modernità per essere tale deve ispirarsi al cristianesimo attraverso la figura di un uomo, Cristo, che non ha mai chiuso a se stesso ed all’umanità le porte della speranza e della capacità di amare.

Nel  pensiero antico  ogni uomo è persona, ogni uomo è “ natura spirituale dotato della libertà di scelta e costituente un tutto indipendente di fronte al mondo”, ma  l’uomo aveva  un grosso limite :  è troppo proteso verso il divino per comprendere  l’umanità di Cristo , attraverso la quale arriviamo alla nostra umanità.

L’etica personale, spesso, viene trascurata in nome dell’oggettività della legge morale.

Scrive J. Maritain: «Conobbi san Tommaso in seguito alla mia conversione al cattolicesimo. Dopo aver studiato con tanta passione tutte le dottrine filosofiche moderne, trovandovi solo delusioni e grandi incertezze, provai quasi un’illuminazione della ragione; la mia vocazione filosofica mi apparve chiara nella sua pienezza. …. guai a me se non tomistizzo, scrivevo in uno dei miei primi libri, e in trent’anni di lavoro  ho sempre seguito la stessa linea di condotta, con il desiderio di conoscere sempre più profondamente le ricerche, le scoperte, le angosce del pensiero moderno, cercando di farvi penetrare sempre più la luce che ci viene da una sapienza elaborata nei secoli e che resiste allo scorrere del tempo” [1]

“Tu non possiedi la Verità è la Verità che possiede te” (San Tommaso-De Veritate)…con J. Maritain, la filosofia tomista esce dalle università, dai libri,   per entrare nel mondo dell’uomo, il mondo “laico”, per diventare parte della cultura dell’uomo,  che vive attraverso l’impegno politico e sociale  e decreta nell’azione concreta il nuovo essere uomo.

Non serve cercare una Verità, non serve Capire:  la comprensione della Vita è nella vita stessa, nella quotidianità del gesto, nell’amore del quotidiano, nel voler bene , nell’avere gli altri sempre come impegno sociale… non serve , quindi, cercare la Verità , essa è, infatti, nella capacità  che c’è in ognuno di noi di accettare il  proprio viatico, anche se con dolore  oppure con gioia e chi lo sa…la vita riserva molti doni…

La filosofia tomistica permette a  Maritain di recuperare la verità su Dio, la verità è che Dio è comunque dentro di noi (S. Agostino) ma è anche nella totalità delle nostre azioni, nel recupero del senso dell’umanità intesa nel valore più alto e grande della FILOSOFIA.

Filosofia  come amore verso noi stessi, verso l’umanità e verso il sapere nella sua totalità, purchè esso non ci allontani dalla vita di tutti i giorni…,Spesso non c’è una vera differenza fra il sapere filosofico degli autori  precristiani e quelli cristiani: cambiano le situazioni ma l’uomo , l’Uomo che cerca se stesso attraverso l’Ineffabile, l’uomo che cerca la particella dell’antimateria, l’uomo che si scopre piccolo ed umile di fronte all’ Infinito,  questo  Uomo  è quello di sempre.

Il pensiero di Maritain, quindi, non è  contaminazione del tomismo  ma  una evoluzione  stessa  della filosofia del grande filosofo, una filosofia che esce fuori dalla “difensiva” e si pone al centro della quotidianità del cristiano.

“L’uomo non raggiunge la sua perfezione che soprannaturalmente, egli non cresce se non sulla croce. Un umanesimo è possibile, ma a condizione che esso abbia per fine Dio attraverso l’umanità del Mediatore, e che egli predisponga i suoi mezzi a questo fine essenzialmente soprannaturale: umanesimo dell’incarnazione; a condizione che esso si ordini tutto intero all’amore e alla generosità redentrice”. [2].

La concezione antropologica, che sta a fondamento della filosofia di Maritain è quella della filosofia «classica», che da Platone  in poi,  vede nelle mondo delle Idee e quindi in un mondo “sopra di noi”  il Bene supremo a cui l’uomo tende ed aspira.

Dall’ Umanesimo in  poi, spesso la filosofia scientifica ha voluto riabilitare l’uomo ed il mondo terreno senza tenere conto delle sue aspirazioni e della volontà che c’è nell’uomo di credere in Dio: un mondo senza Dio è un mondo senza l’uomo e se vogliamo credere nell’umanità  e nelle sue possibilità dobbiamo credere anche nelle sue debolezze e nella  sua “non- capacità di comprendere”.

“Tra noi e l’inferno o il cielo c’è di mezzo soltanto la vita, che è la cosa più fragile del mondo.”

Blaise Pascal(Pensieri)

  J. Maritain distingue fra due umanesimi: un umanesimo teocentrico che riconosce Dio come centro e nucleo della nostra essenza-esistenza,  un umanesimo antropocentrico che pone, invece, nell’uomo il centro dell’uomo stesso e che viene definito “non -umano” in quanto la nostra umanità per essere definita come tale ha bisogno di una consistenza antagonistica : DIO.

L’uomo è un “ animale dotato di ragione, la cui suprema dignità consiste nell’intelligenza” è  uomo in quanto  libero individuo in relazione personale con l’ Ineffabile, la cui suprema virtù consiste nel cum- prendere l’essenza della nostra esistenza, di abbracciarla tutta, per potersi sentire appagato di vita nella vita stessa.

L’uomo vuole affidarsi a Dio, vuole affidarsi all’Amore, vuole affidarsi all’Umanità ed  in quanto fede- fiducia ,  affidarsi a Dio significa  seguirlo, significa  ritrovare la nostra possibilità nella possibilità che Egli stesso ci ha donato, significa ritrovare   la consapevolezza dell’ umanità in qualsiasi essere umano, perché in ognuno di noi c’è la com-prensione del tutto.

 Il dovere del cristiano “non è di fare di questo mondo stesso il regno di Dio, ma di fare di questo mondo, secondo l’ideale storico richiesto dalle diverse età, il luogo di una vita terrena pienamente umana,  piena certamente di debolezze ma anche piena d’amore, le cui strutture sociali abbiano come obiettivo e come fine  la giustizia, la dignità della persona umana, l’amore fraterno, ma soprattutto la fiducia di un regno che vada al di là della storia degli uomini: il Regno di Dio.

L’uomo spesso vive la propria esistenza come  precarietà, ma si tratta di una precarietà “minima” perché sicuramente  ognuno di noi vive per una missione e tale ricerca deve essere alla base della nostra vita, affinchè il caso non ci avvolga e non ci annichilisca.

La storia è il monumento dell’uomo che vive perché crede nell’umanità e nell’andare verso gli altri l’essere umano si ritrova … è , infatti, nell’altro che  io vedo il riflesso di una creazione ;  è per l’altro che spesso piango ed è nell’altro che spesso gioisco… i cerchi della Vita e della Verità si chiudono e si …incontrano: la storia dell’uomo è semplicemente  la storia dell’uomo che ritorna a  Dio….Stefania è già tornata e  ci aspetta …

stefania A  Stefania, con tanta, tantissima  tenerezza….


[1]J. Maritain – Confessione di fede, 1940

[2] In: Le docleur angélique, Desclée De Brouwer, Paris 1930, p. 28.

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