A Stefania, alla vita

Piccoli pensieri dalla sua scuola.

 

 

 

Quante volte mi perdo. Mi piace farlo. Mi perdo in quel lungo concatenarsi di pensieri e ricordi. Soprattutto ricordi.
Mi guardo e mi osservo sotto profili diversi, studiando e analizzando quanto io sia cambiata ad ogni passaggio.
Ed ovunque guardo, ovunque allungo lo sguardo, mi accorgo che ho sempre dato tutto di me, mi sono sempre offerta nell’interezza di quella che sono e che cerco, ad ogni modo, di rimanere.
Non mi sono mai risparmiata nemmeno un pizzico d’amore, ma l’ho dato, l’ho accumulato, l’ho intriso nella mia pelle e sulle mie labbra.
L’ho assaporato in più di una sfaccettatura ed ho sempre voglia di sentirmelo addosso.
E per quanto sia cambiata, allo stesso tempo sento che dentro di me resto sempre uguale, come prima.

 

26 febbraio 2013                                                                                                       Stefania Ferrari

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A Stefania, alla vita

Questo è uno dei tanti episodi catastrofici che non dovrebbero mai succedere e che ti fanno capire che la vita è importante e non si dovrebbe sprecare neanche un minuto in stupidaggini. Già la guerra, la malavita, gli assassini ecc… pensano a togliercela, noi dobbiamo cercare di non aiutare questi eventi prendendo sotto gamba le situazioni.
Non so perché Dio a volte prenda delle decisioni come quella di togliere una figlia alla propria madre, e non sarò certo io a giudicare tale scelta. Però penso che niente succeda per caso e che ognuno di noi abbia un proprio destino da seguire.
Ai miei figli dico sempre: “dobbiamo trovare sempre il lato positivo delle cose, anche in quelle più terribili”, non so quale sia il lato positivo in questa situazione; posso solo pensare che il Signore ha voluto accanto a sé un Angelo che nella terra era sprecato.

Paola

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Hey Stefania,
non so se tu riesci a vedermi, qui, ora, mentre scrivo, non ti ho mai conosciuta, forse perché eri più grande di me, comunque non riesco a smettere di pensare ai momenti in cui entravi nella mia classe, con il tuo bellissimo sorriso, in corridoio mentre parlavi con le tue amiche. Se tu mi stai guardando riesci a vedere le lacrime che escono dai miei occhi. Sei giovane, spensierata, chissà quante cose dovevi ancora fare, adesso guardo fuori, è una bella giornata, ma c’è qualcosa che manca nell’aria: è la tua presenza e il suono della tua risata.
Mi manchi e mi mancherai per sempre.

-S-

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Cara Stefania,
non ti abbiamo mai conosciuta ma non scorderemo mai i momenti in cui entravi nella nostra classe, così giovane e piena di vita.
Ora usciamo a vederti, sulle nuvole con tutta la tua allegria, sei un angelo, che ci guarda sorridendo, mentre noi da qui non smettiamo di pensare a te e di piangere. Sei stata strappata dalla vita nel pieno della tua giovinezza. Ti ricorderemo sempre come la ragazza che entrava nelle classi e che con ogni suo sorriso entrava nei nostri cuori.
Non ti dimenticheremo mai.                                                                                    -Elsa e Simona-

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Sono venuta a darti l’estremo saluto, Stefania.
Noi due però non ci conoscevamo, tu eri una delle tante tra ragazzi e ragazze che entrano ed escono da questa scuola così come lo ero io per te. Eppure da quella maledetta notte tutto è cambiato… Ho provato a mettermi nei panni dei tuoi genitori, di tuo fratello, dei tuoi amici, dei tuoi compagni, dei tuoi professori e ho cercato di capire quale e quanto grande sia quel vuoto lasciato dalla perdita di una figlia, di una sorella, di un’amica, di una compagna.
Per questo tu ora non sei più una qualunque, una tra le tante, e mi hai lasciato un solco indelebile nel cuore e per sempre ricorderò il tuo sorriso raggiante incorniciato dalla tua magnifica chioma rossa. Grazie, Stefania, perché mi hai fatto capire che anche a vent’anni il destino crudele non ci lascia godere la vita come sarebbe giusto che fosse. Grazie, Stefania, perché mi hai insegnato quanto è importante ogni singolo istante e come non debba essere mai sprecato, ma vissuto intensamente. Grazie, Stefania perché mi hai insegnato ad apprezzare, rispettare, vivere la vita, qualunque cosa accada.
Forse un giorno ci rivedremo!
Illumina il cielo con il tuo sorriso!

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Eravamo solo delle conoscenti. Io sapevo il tuo nome, tu sapevi il mio.
Ci siamo parlate poche volte, ma a pensarci adesso avrei voluto conoscerti di più.
Eri una ragazza con mille risorse, e si vedeva. Si vedeva da lontano che avevi tanto da dare, da insegnare, da comunicare. Purtroppo non ce l’hai fatta a trasmettere tutto ciò che avevi dentro, non hai fatto in tempo.
Non so quale sia stata la vera ragione, ma per un motivo o per un altro ho sentito il bisogno di venire al tuo funerale. Che parola triste ‘’funerale’’. Così sono arrivata in chiesa, ma sono rimasta fuori. Non mi ha stupito l’enorme quantità di gente che era presente, me l’aspettavo.
E’ stata dura assistere alla cerimonia, ma non ho pianto. Insomma, dire non ho pianto non è del tutto vero. Vederti uscire in quella bara bianca , sentire il grido della folla levarsi in aria assieme ai palloncini colorati e bianchi, veder sfilare le bandiere scout…Sì, in quel momento non sono riuscita a trattenere le gocce che mi hanno rigato le guance. Due flebili goccioline sono scese ad entrambi gli occhi per sussurrarti un affettuoso ‘’ciao’’.
Tornando verso la macchina ho dato un’occhiata alle persone attorno a me, alla gente che era venuta al funerale. C’erano giovani, anziani, bambini, adulti. Tutti si stavano disperdendo nei dintorni della chiesa, disorientati e scossi.
Guardavo i loro visi, pieni di sofferenza, dispiacere, dolore e non riuscivo a staccare i miei occhi dai loro. Li guardavo e pensavo a che legame potessero avere con te, cosa sarebbe cambiato nella loro vita adesso che tu non ci sei più. Mi chiedevo perché, chi o cosa avesse deciso che quella sarebbe stata la tua fine, in quel momento, in quel modo.
Ci vuole la morte per fare riflessioni sulla vita, ma non dovrebbe essere così. Non c’era bisogno che tu te ne andassi per farci capire quanto fosse bello vivere. Non c’era bisogno che tu te ne andassi per farci capire quanto fosse bella la tua presenza. Non c’era bisogno che tu te ne andassi per farci capire quanto fosse bello tutto.
Sembra stupido, ma vederti ballare quella volta in quel locale mi aveva infuso una gioia che ancora non dimentico. Ad oggi un brivido mi percorre la schiena quando sento quella canzone e quando penso a quel momento in cui ti consideravo una ragazza come tante altre, ma con qualcosa in più. Purtroppo non ho potuto sapere cosa fosse esattamente quel qualcosa, ma continuando a guardare gli occhi di chi ti conosceva bene ho capito che non c’è bisogno di saperlo. Chi ti ha amato ti continuerà ad amare e chi, come me, non ha avuto la fortuna di conoscerti, potrà farlo attraverso i loro ricordi.
Con queste riflessioni mi sono infilata in macchina e, continuando a guardarmi intorno, sono tornata a casa.

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Accorgersi del rumore che fa una vita che si spezza. Sentire un vuoto che pesa dentro e chiamarlo morte. Percepire di essere uomini legati ad altri uomini in un muto canto di dolore. E ad un tratto vedere, vedere chiaramente, quale sottile filo ci lega al mondo.

Alessia

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