¡ADIOS COMANDANTE!

chavez1229

di Federico Savastano.

Si è spento nella notte tra il 4 e il 5 marzo il presidente venezuelano Hugo Chavez.
“Il comandante”, come era stato soprannominato, era salito al potere nel ’98 conquistando il 56.2% alle elezioni col “Movimento Quinta Repubblica” di cui era fondatore.
Sin da subito e grazie ad una solida maggioranza in parlamento aveva iniziato ad attuare il suo programma: nazionalizzazione dei settori strategici, abbattimento dell’analfabetismo e rilancio della sanità pubblica erano stati i punti chiave della sua “Rivoluzione bolivariana”. Non nascose mai di annoverare tra i suoi ispiratori, oltre al Libertador, personaggi come Lenin, Castro e Mussolini.
Il suo socialismo (per cui è stato coniato il termine di “chavismo”) è stato di tipo nazionale e spirituale, impregnato di anti-imperialismo e anti-capitalismo.
Fu proprio questa sua avversione all’imperialismo occidentalista, insieme alla nazionalizzazione del settore petrolifero, che gli valsero l’odio americano e del mondo liberal-democratico.
Strappando di fatto il controllo dei pozzi dell’oro nero alle lobby made in U.S.A. potenziò la sanità e l’istruzione pubblica, rendendo il Venezuela uno dei Paesi col tasso di alfabetizzazione più alto al mondo (99%).
Nonostante fosse stato spesso dipinto dalla stampa internazionale del mondo “libero” come un dittatore, stravinse le elezioni del 2006 (col 62.87%) e del 2012 (55.25%).
Neppure il golpe del 2002, durato appena due giorni, riuscì a spodestare il “comandante”, ritornato al potere tra le ovazioni della folla.
Intrattenne rapporti di amicizia con altri Stati sudamericani come Bolivia, Brasile e Cuba e strinse amicizia con Iran, Siria e il partito di resistenza libico “Hezbollah”, tutte nazioni e popoli in lotta per l’indipendenza contro Stati Uniti e poteri forti.
“Noi oppressi del mondo abbiamo perso un amico e un sostenitore”, queste le parole del comunicato di condoglianze di Hezbollah; simili quelle del presidente siriano Bashar al Assad che nel suo telegramma sottolinea: “ha mantenuto l’indipendenza venezuelana e ha difeso la libertà dei popoli”.
È il suo forte anti-americanismo, la sua vicinanza al presidente iraniano Ahmadinejad e a Cuba, a gettare ombre su un presunto coinvolgimento statunitense riguardo la sua morte: a circa un mese dalla sua dipartita c’è chi insinua un coinvolgimento della C.I.A. in un ipotetico avvelenamento ai danni di Chavez tra cui il suo successore Maduro e il presidente boliviano Evo Morales.
A rinforzare questa tesi, l’ambiguo messaggio di condoglianze del presidente degli U.S.A. e premio Nobel per la Pace Barack Obama, che sembra strizzare l’occhio all’opposizione ribadendo il suo appoggio al popolo venezuelano e l’impegno statunitense in “politiche che promuovono i principi democratici”  e augurandosi che si apra “un nuovo capitolo per il Venezuela”.
Silenzio radio dall’Italia, dove le condoglianze si limitano ad uno stringato comunicato di Napolitano.
Al di là dell’ambiguo messaggio di Obama, è innegabile che per il Venezuela questo sarà un periodo molto delicato: sta al “delfino” di Chavez, Maduro, prendere le redini del suo Paese e proseguire la rivoluzione bolivariana. Oppure potrebbe avere la meglio l’opposizione, aprendo la strada al ritorno dei poteri forti e sancendo la fine di un’esperienza decennale e innegabilmente positiva del popolo venezuelano.

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