L’Inferno in scena

art-matteobellidi Alessia Ceccherelli.

Un palco vuoto, una luce, un uomo. La poesia. L’uomo è Matteo Belli, attore di grande talento, tra i più importanti nel campo della ricerca vocale in Italia, il palco è quello dell’auditorium del nostro liceo la mattina del 18 febbraio 2013, e la poesia è quella di Dante, della sua Commedia. Non gli è servito nient’altro se non il suo corpo, la sua poliedrica voce e i passi scelti della Commedia per mettere in scena, dare forma e colore a tutta l’umanità, la liricità e il tragico splendore dell’Inferno dantesco.

Con un utilizzo assolutamente unico e straordinario del corpo, della mimica facciale e della voce, Matteo Belli accompagna gli spettatori in un viaggio all’interno di quella che è considerata dai più la cantica maggiormente ricca di pathos e fascino di tutta la Commedia. Un Inferno fatto sì di versi, quelli che si leggono in classe, che si imparano a memoria, che restano impressi come suggello di un alto patrimonio poetico, ma fatto questa volta anche e soprattutto di voce e di corpo, di braccia e gambe che si arrotolano e si srotolano per tentare di dare una forma, un’immagine a quelle parole eterne. Cercando forse di afferrare con le mani il loro significato più profondo, e di porgerlo al pubblico in una veste del tutto nuova.

È così che incontriamo un Dante spaurito e insicuro, che parla ingobbito con voce sommessa, e al suo fianco Virgilio, petto in fuori e testa alta, mani dietro la schiena, voce solenne. Francesca e Paolo che, due voci in una, raccontano con delicato strazio la loro passione rovinosa e Ulisse, coraggioso e fiero, che energicamente canta il suo “folle volo”, con parole che sono immagini intere. E poi Pierre della Vigna e il suo straziante suicidio, e la tragica fine del Conte Ugolino.

E assieme alla voce di Matteo Belli che, dopo una breve presentazione, recita con straordinaria bravura alcuni tra i più bei canti della Commedia, mormorano alcuni ragazzi immersi nel buio, che ripetono sottovoce, quasi fossero una preghiera, i versi più profondamente carichi di intensità, che più degli altri sono rimasti impressi. Tutti insieme a sussurrare “Considerate la vostra semenza…”, a condividere un raro e alto momento di poesia.

E poi applausi, uno scrosciare incredibile di applausi, alla particolare e unica interpretazione di Matteo Belli, da solo a dare vita a un mondo, a Dante e alla maestosa bellezza della sua poesia. A un momento di intensa e rara condivisione umana.

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