Tanto, troppo rumore

di Alessandro Raponi

La campagna elettorale per le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio gioca tutto su insulti reciproci, liti continue, pagliacciate nelle piazze e spettacoli vergognosi in televisione. Ognuno sul piede di guerra berciando “Fascista!-Comunista!” e al concreto non si arriva mai. Le perifrasi zoologiche dell’onorevole Bersani e le domande squallide e senza pudore del Cavaliere rivelano che quella dose di serietà ancora ci manca e il periodo trascorso nel 2012 –come quello di adesso- combattendo la crisi economica non ha influito in alcuna maniera sulla cupidigia, anzi, ha fomentato una corsa forsennata verso la poltrona. Probabilmente, prima di attingere denaro dall’Unione Europea, dovremmo chiedere a quest’ultima fiale di serietà e responsabilità civica. In Germania, il ministro dell’istruzione Annette Schavan ha annunciato assieme al cancelliere Angela Merkel sabato 9 febbraio le sue dimissioni, perché accusata di aver copiato la tesi di dottorato. Nonostante il ministro tedesco si sia difesa e abbia deciso di intraprendere una causa legale contro l’università di Düsseldorf, la rispettabilità delle istituzioni statali ha prevalso su qualsiasi tipo di giustificazione.
Forse l’affermazione satirica di Maurizio Crozza (imitando il Cavaliere), martedì sera a Sanremo, non è poi tanto falsa come gli urlatori insinuavano: “Cosa volete che faccia Totò o taglio i fondi alla scuola pubblica? Per me è uguale, sono vent’anni che faccio tagli alla scuola pubblica e faccio Totò e voi mi votate comunque!!”, non è dal 1994 che si accumulano rassicurazioni su promesse e promesse su rassicurazioni tali da farci considerare un popolo di inaffidabili da tutta Europa? Nel frattempo in vent’anni non si è visto altro che coalizioni stuzzicarsi reciprocamente, dibattiti su dibattiti, accuse su accuse. Gli onorevoli di sinistra non sono da meno in questo. Se avessero voluto dimostrare un minimo di serietà e operatività fruttuosa per il paese, avrebbero scelto il silenzio iniziando a legiferare con rigore ed esiti positivi. Crozza in fondo ha detto la dura verità.
In questa campagna elettorale la storia si ripete: nella maggioranza delle interviste o dibattiti televisivi l’obiettivo principale è screditare l’avversario, i programmi legislativi vengono dopo. In un paese in crisi come il nostro, dove c’è gente che tira avanti con 500 euro al mese, sembra assurdo e a dir poco vergognoso che il primo punto del programma elettorale sia calunniare i cinque avversari per la poltrona di Palazzo Chigi, e il secondo come rimanerci attaccato. E lo scandalo maggiore è che esistono persone pronte a negare il pantano in cui è affogata la politica, non permettendo nemmeno che se ne parli, gridando “NO POLITICA A SANREMO!”. Politica è una parola che deriva dal greco, significa “che attiene alla città”. Cos’è che impedisce che se ne parli liberamente in pubblico, se è per il bene del paese? La politica dev’essere un argomento di cui si discute dalle panchine del parco al festival di Sanremo, liberamente. Non vi possono essere luoghi, momenti, tempi precisi in cui viene censurata in parte o totalmente. Dubito che Pericle si sarebbe appellato alla “par condicio” se Cimone avesse prolungato il suo discorso oltre gli eventuali 30 minuti previsti, o se fosse stato invitato a qualche simposio e lui no.
Tutto questo dimostra che nessuno è in grado di assumersi responsabilità forti davanti alla nazione. Ora si gioca, il 27 si governa.
Si salvi chi può.

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