L’ultima madre

di Fatima Boutrad.

Maria e Tzia Bonaria vivono come madre e figlia, ma la loro intesa ha il valore speciale delle cose che si sono scelte. Perché Maria sia finita a vivere a casa di Bonaria Urrai è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede. D’altra parte “Non c’è nessun vivo che arrivi al suo giorno senza aver avuto padri e madri ad ogni angolo di strada”. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come l’ultima. Per questo non finiscono di sorprenderla le attenzioni e il rispetto della vecchia sarta del paese. Sarta, questo è quello che sa Maria, ma c’è dell’altro. Nell’oscurità la donna svolge un’ulteriore compito: entra nelle case per porre fine alle pene degli agonizzati aiutandoli a lasciare la vita, perché se si ha bisogno di aiuto per nascere, lo si ha anche per morire. È questa la filosofia dell’anziana che esce di notte avvolta nello scialle nero sullo sfondo di una Sardegna degli anni cinquanta, dove ancora valgono leggi non scritte, che esultano da quelle previste dai codici sanciti. “Accabadora” di Michela Murgia è un dipinto dove le parole oltrepassano il loro valore semantico per diventare colori e tratti di pennello, risvegliando immagini e sensazioni. Non è un libro che si legge, è un libro dove si entra e quasi si partecipa di soppianto, dove lo stupore non ti permette più di lasciare la scena sino all’ultima pagina. E anche una volta chiuso il libro, la mente ritorna a quel film perché quel che il romanzo è riuscito a seminare dentro difficilmente si dissolve. Quando si è vissuti per 169 pagine insieme all’ingenuità di una bambina e al suo trasformarsi in donna consapevole del lutto e del dolore, insieme ad una vecchia che porta la morte nelle case con la consapevolezza di compiere un gesto d’amore utile prima di tutto al sofferente e poi alla famiglia e all’intera comunità, quando si è conosciuto un mondo inimmaginabile, di cui non si aveva notizia prima di posare gli occhi su quelle pagine, non si può più tornare indietro. L’abbacadora diventa, allora, una presenza interiore fatta di mille interrogativi, di nessuna certezza se non quella d’aver preso una profonda coscienza della sofferenza, della fine, della pietà.

Titolo: Accabadora

Autore: Michela Murgia

Casa editrice: Einaudi

Anno di pubblicazione: 2009

Pagine: 169

Costo: € 15,30

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