COME SFIORISCONO LE COSCIENZE

di Alessandro Raponi.

Arenato in Senato il ddl Aprea, finisce il pericolo. Almeno è quello che
vogliono far credere. I due mesi di lotta ad ottobre e novembre hanno segnato la vittoria per gli
studenti e gli insegnanti, che dopo tanto hanno deciso di compiere atti più concreti e risolutivi.
L’opinione generale, che ha spinto il collegio docenti del Dante Alighieri di Latina a sciogliere
l’agitazione il 16 gennaio ’13, è, una volta ottenuto ciò che premeva, di poter tranquillamente
tornare alla normalità, con la ripresa delle consuete attività del POF. Sembra di essere finiti in
un tunnel in cui si sono dimenticate le umiliazioni subite e il tentativo subdolo di tramutare la
nostra sacra scuola pubblica in un’azienda diretta da un preside-manager. Un po’ da imputare alla
“conigliaggine” che ci caratterizza da secoli, un po’ alla cieca fiducia di poter da un momento
all’altro dar vita ad un maggiore equilibrio nel nostro Stato ma soprattutto al patrio spirito di
abbandonarsi a questo perpetuo e assurdo “Tutto per bene”, la capacità di lottare, alzare la testa e
veder i nostri diritti riconosciuti -una volta tanto- svanisce dietro questa soave codardia.
Il sacrificio maggiormente richiesto era quello di fermare ogni attività non obbligatoria, andando
a condizionare il sistema economico. Il cittadino italiano medio, però, non è più in grado di
sopportare sacrifici, nemmeno se l’unica arma per difendersi è proprio quella. La storia ci insegna
che le conquiste più grandi per l’umanità si sono compiute con il sudore, il sangue e l’incapacità di
adattarsi. Per difendere la dignità, la moralità e il benessere della nostra scuola pubblica credo basti
molto meno. Eppure non siamo tentati a condurre nemmeno azioni pacifiche come quelle intraprese
durante l’autunno scorso. Nel Risorgimento era tipico da parte dei monarchi europei concedere
strampalate costituzioni, per sedare le rivolte che imperversavano nelle loro piazze principali.
Manzoni ce ne regala un esempio dei furbi giochi del potere nei Promessi Sposi, quando il gran
cancelliere Ferrer corre in salvataggio del Vicario durante i tumulti per il pane. Ma la storia insegna
anche che questi interventi momentanei sono destinati a ritorcersi in un modo o nell’altro contro il
popolo.
La legge Aprea è morta, ma se il tentativo è stato messo in atto una volta, sarà altrettanto facile far
nascere un nuovo disegno di legge che distrugga definitivamente la democrazia e la sacralità della
scuola italiana, già ridotta al collasso. Se si vuole evitare ciò, l’unica possibilità è di continuare
ad adoperare il poco potere che si ha per dire basta all’umiliazione della scuola, degli alunni e dei
docenti. Il mollare tutto, allettati da chissà quale rosea prospettiva, significa che la classe scolastica
è semplicemente disposta a difendere le questioni che vanno a intaccare il proprio interesse,
mentre perseverare nella protesta comunicherebbe una volontà di proseguire una politica tesa al
miglioramento dell’istruzione, marcherebbe l’interesse a riacquistare dignità, non la difesa del
proprio recinto. Se davvero vogliamo creare una scuola competitiva ed europea, non un fornaio di
diplomi.
E’ necessario continuare a protestare, in maniera pacifica come si è fatto, e dire chiaramente che
non abbassiamo la testa, ma soprattutto dichiararsi disposti a fare piccoli sacrifici.Immagine

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