Un esercito di giovani disoccupati

di Francesco Ciorra

Sono impietosi i numeri forniti dall’Istat sul mercato del lavoro italiano: povero, fatto di moltissimi disoccupati1 e precari. Ancora più allarmanti sono le cifre riferite alla disoccupazione giovanile, ricomprendendo in tale categoria i giovani nella fascia d’età dai 15 ai 24 anni in cerca di occupazione.

In questo momento storico caratterizzato da una forte crisi economica, i check up sulla disoccupazione, giovanile e non solo, si susseguono con una frequenza impressionante. Secondo i dati Istat il tasso di disoccupazione a novembre del 2012 rimaneva all’11,1%, lo stesso livello di ottobre (2 milioni e 870 mila persone) e quindi ancora ai massimi da gennaio 2004. Ma quella giovanile esplodeva, battendo ogni record negativo di sempre. I giovani senza lavoro a novembre erano pari al 37,1%. Ciò vuol dire che uno su tre dei giovani attivi, ovvero rientranti nelle forze di lavoro, è disoccupato.
Certo l’Italia non è la sola a vivere in questa situazione critica. Il record della disoccupazione riguarda l’intera Europa. A novembre 2012, secondo i dati Eurostat ha raggiunto l’11,8% pari a 18,8 milioni di persone senza occupazione. Nello
 stesso mese del 2011 i senza lavoro erano il 10,6%. La disoccupazione giovanile nell’Eurozona ha raggiunto il 24,4% pari a 3,788 milioni di persone. Rispetto ad
 un anno fa, quando era al 21,6%, ci sono 420 mila giovani
 disoccupati in più. L’Italia, con il suo 37,1% di
disoccupati tra i giovani è al quartultimo posto nell’Eurozona. Peggio, soltanto la Grecia (57,6%, dati a settembre 2012), la
 Spagna (56,5%) e il Portogallo (38,7%). Da questi dati si evince che la situazione occupazionale è grave in tutta Europa, è inutile negare la realtà, ma in Italia si concentra soprattutto sui giovani. Ciò anche perché mentre gli adulti entrano tra gli insider e quindi sono tutelati dalla legislazione sul lavoro, i giovani vengono tagliati fuori e quindi divengono degli outsider. Inoltre, la crisi è stata maggiormente dannosa per i più giovani, perché sono loro i principali utilizzatori dei contratti di lavoro temporaneo. Particolarmente colpiti i giovani con livelli di istruzione bassi. Tale situazione determina un sentimento di sfiducia nei confronti del “sistema Italia” e fa sì che molti giovani lascino il Paese, alimentando il tanto dibattuto fenomeno della “fuga dei cervelli”.

Le prospettive future sembrano essere addirittura più allarmanti se non verranno adottate urgentemente politiche innovative che possano avviare un’inversione di tendenza. La necessità di valorizzare il merito, di accrescere la produttività del lavoro, di aprirsi maggiormente alla competizione internazionale sono soltanto alcuni dei molti consigli e indicazioni formulate dagli esperti per sconfiggere tale piaga.
Nel declinare le principali e molteplici cause che concorrono a determinare il fenomeno della disoccupazione giovanile (quali la crisi economica, la frammentazione del sistema economico-produttivo, l’inadeguato livello culturale-professionale raggiunto al termine del percorso formativo, etc), a mio parere, non si può ritenere esenti da colpe le principali istituzioni quali la scuola, l’università, il governo, e i sindacati sono istituzioni che dovrebbero porre in essere tutte le iniziative necessarie a valorizzare e proteggere il capitale umano più giovane.
L’intero paese dovrebbe concentrare i propri sforzi sia nella formazione della propria forza lavoro sia nella creazione di un’adeguata domanda di lavoro. A titolo esemplificativo, mi vengono in mente misure quali lo sgravio dalle imposte per le imprese che assumono i più giovani; l’ottimizzazione della qualità della formazione offerta dal sistema scolastico pubblico, rendendolo simile se non superiore a quello privato; attirare capitali stranieri a investire in Italia; promuovere partnership con società multinazionali, etc..
In conclusione, le generazioni più giovani stanno sperimentando sulla propria pelle come un sistema sociale ed economico “maturo” possa distruggere il suo bene più prezioso: il capitale umano giovanile. Lo scarso uso di risorse lavorative, in specie giovanili, ha poi anche un forte impatto sociale, riflettendosi sulla contrazione dei matrimoni e delle nascite, sulla diffusione della delinquenza e dell’uso di sostanze stupefacenti con un aggravio di costi per la collettività. Ciò non è accettabile! E’ necessario che tutti intervengano per determinare un’inversione di tendenza che permetta di cogliere delle opportunità anche in una situazione di crisi economica come quella che sta vivendo il Paese. Bisogna battersi per migliorare e aggiornare l’intero sistema del Paese, eliminando tutte quelle barriere che impediscono ai giovani di giocare un ruolo fondamentale nella promozione dello sviluppo economico. Dobbiamo, insomma, fare tutti gioco di squadra e permettere alle attuali generazioni di appropriarsi del proprio destino.

1La disoccupazione è la condizione di mancanza di un lavoro per una persona in età da lavoro (da 16 a 60 anni) che lo cerchi attivamente, sia perché ha perso il lavoro che svolgeva (disoccupato in senso stretto), sia perché è in cerca della prima occupazione (inoccupato).

 

art-disoccupazione

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