CRISI: FALLIMENTO DI UN SISTEMA.

di Federico Savastano

La crisi economica che al momento sta travolgendo l’Italia e il resto del mondo è probabilmente una delle più profonde mai registrate, paragonabile forse a quella del ’29, ed è al centro del dibattito internazionale e delle politiche adottate dai governi negli ultimi 5 anni. Ma facciamo un passo indietro: fino al 2007-2008 si sentiva parlare di carovita, di tassi di interesse, di debito pubblico ma mai di spread, di crisi, di derivati e di default. Termini tecnici di economia e finanza hanno fatto il loro prorompente ingresso nelle vite di tutti noi. La domanda è: perché?

Per risalire alle cause profonde di questa crisi e sbrogliare la matassa (volutamente?) intricata di questa situazione bisogna ritornare al 2008 col fallimento della Lehman Brothers: il colosso finanziario americano per eccellenza che, di botto, si è ritrovato al verde. Ora, pare impossibile che all’improvviso una banca possa ritrovarsi senza più un centesimo, venire commissionata e fare default. Bene, è possibile se si entra nella logica del mercato globale, della finanza internazionale e del profitto a tutti i costi. In una parola: neo-liberismo. È questa logica ad aver portato all’introduzione di uno “strumento finanziario” che prende il nome di “derivato” che, in parole povere, altro non è che una vera e propria scommessa sulla crescita o sulla perdita futura di uno Stato, di un’azienda, di una banca ecc ecc. Se questa scommessa si rivela vincente, lo scommettitore vedrà crescere esponenzialmente i propri profitti e fin qui tutto bene. Ma cosa succede se si perde una scommessa totalmente priva di garanzie? È il caso della Lehman Brothers che oltre all’impiego massiccio di derivati, “titoli tossici” e concessioni di prestiti senza garanzia alcuna, si è ritrovata senza uno spicciolo. “Too big to fail” era il mantra dei broker e degli economisti in merito al colosso americano, ma proprio a causa della sua caduta si è passati dalla crisi finanziaria a quella economica che, come un virus, si è trasmessa di banca in banca, di Stato in Stato.

Pare evidente che non può essere soltanto il fallimento di una banca a causare una crisi su scala globale: è il sistema stesso ad implodere quando è il potere finanziario a governare le sorti dei popoli e delle nazioni secondo la dottrina del neo-liberismo, e non più la politica e l’economia reale intesa come strumento al servizio dello sviluppo e della crescita di un Paese. Il dilagare irrefrenabile della crisi è il segno evidente della inadeguatezza del sistema liberal-capitalista che, dopo aver contagiato tutto il mondo dando vita al mercato globale e alla finanza internazionale, è vittima di se stesso.

Una proposta per contrastare la mondializzazione e il signoraggio bancario viene dal pensatore eclettico Maurice Allais, premio nobel per l’economia nel 1988:  il fisico ed economista francese vedeva nel mondialismo e nell’iper-liberismo il vero nemico dell’autodeterminazione dei popoli. Le sue “soluzioni” che gli valsero il premio nobel venticinque anni fa sono più che mai attuali: riforma del sistema di credito, regolamentazione della borsa e del mercato internazionale al fine di salvaguardare l’indipendenza economica e quindi politica delle nazioni.

L’ondata della crisi economica ha travolto la società intera, e gli studenti non fanno eccezione: è contro questo stesso processo di liberalizzazione, privatizzazione della scuola pubblica, e annessi tagli all’istruzione, che sono scesi a manifestare per le piazze e nelle strade durante il cosiddetto “autunno caldo”, così come i lavoratori dell’Ilva, della Carbosulcis e dei diversi stabilimenti Fiat . Non è quindi possibile tacere di fronte al dilagare di un processo economico che ha come unico possibile esito la distruzione della sovranità nazionale, dell’autodeterminazione dei popoli, destinato a colpire innanzitutto le fasce più basse della popolazione che di questo passo, private dell’assistenza pubblica e vessate dall’attuale sistema bancario, subiranno maggiormente il contraccolpo di quelle stesse politiche finanziarie che hanno generato il problema.

Basandosi sulle considerazioni di Allais, l’unico modo per uscire dalla crisi è quindi un radicale cambio di rotta, una forte presa di posizione da parte dei popoli e dei rispettivi governi per ricacciare la finanza e l’economia al posto che spetta loro: quello di servire la gente e di favorire lo sviluppo della nazione.

crisi_economica_autoCut_469x137

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...